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Spaghetti alla Carbonara

Il monumento romano a quattro ingredienti: guanciale, uova, pecorino romano e pepe nero, emulsionati in una crema di seta. La panna non è mai servita.

Qui la salsa nasce come una crema densa di tuorli, un uovo intero e Pecorino, pronta prima ancora che la pasta sia cotta, e si allunga con l’acqua di cottura solo mentre si manteca: è così che viene setosa e non strapazzata. La scelta decisiva è mantecare fuori dal fuoco, in una padella calda ma non più rovente. Tostare prima il pepe è un passaggio minimo che si sente in ogni forchettata.

Preparazione
15 min
Cottura
15 min
Porzioni
4
Difficoltà
Media

Spaghetti alla Carbonara

Preparazione 15 min · Cottura 15 min · Porzioni 4 · Difficoltà Media

Procedimento

  1. Tostate il pepe spezzato in una padella larga e asciutta finché non sprigiona il suo profumo; versatene metà in una ciotola capiente.

    2 min

  2. Tagliate il guanciale a listarelle e fatelo rosolare nella stessa padella a fuoco medio-basso finché non diventa ambrato e croccante, 8-10 minuti. Spegnete il fuoco; lasciate grasso e guanciale in padella.

    10 min

  3. Nella ciotola con il pepe sbattete i tuorli, l’uovo e il pecorino fino a ottenere una crema densa e granulosa.

    3 min

  4. Lessate gli spaghetti in acqua leggermente salata, fermandovi un minuto prima dell’al dente. Tenete da parte due tazze di acqua di cottura.

    9 min

  5. Trasferite gli spaghetti nella padella del guanciale, calda ma non rovente, e saltateli per 30 secondi, così che il grasso avvolga ogni filo.

    1 min

  6. Stemperate la crema d’uovo con mezzo mestolo di acqua della pasta. Fuori dal fuoco, versatela sulla pasta e mantecate senza sosta, aggiungendo acqua poco alla volta, finché non si forma una salsa lucida che vela e scorre. Si addensa mentre mantecate: fermatevi quando è ancora fluida.

    2 min

  7. Impiattate a nido e completate con il guanciale più croccante, il pepe rimasto e un’ultima nevicata di pecorino. Servite più in fretta di quanto abbiate impiattato.

Consigli in cucina

Il calore è l’unico nemico. Ogni carbonara impazzita è morta in una padella ancora sul fuoco. Lontano dalla fiamma, le uova non possono che diventare seta.

Guanciale, o è un’altra cosa. Con la pancetta viene una pasta buonissima, ma non è la carbonara. Il grasso dolce e pepato della guancia non è negoziabile; l’affumicato del bacon, meno che mai.

Stessa dispensa, tre classici romani: togliete l’uovo ed ecco la gricia, aggiungete il pomodoro ed ecco l’amatriciana. Padroneggiate l’emulsione della carbonara e la trilogia è vostra.

Lazio

Per gli standard romani la carbonara è giovane: nel 1950 La Stampa scriveva che da anni gli ufficiali americani andavano a cercare gli spaghetti alla carbonara nelle trattorie di Trastevere, e le testimonianze ne collocano la nascita dopo la liberazione di Roma nel 1944. Oggi divide il menu delle trattorie con le altre paste romane: gricia, amatriciana e cacio e pepe.

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