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Piegaro, in breve.

Un comune formato da più centri

Piegaro richiede una lettura territoriale. Istat registra un solo comune dell'Umbria, in provincia di Perugia, mentre lo statuto comunale nomina cinque frazioni: Piegaro, Macereto, Ierna, Castiglion Fosco e Pietrafitta, e indica Piegaro come capoluogo. Il nome Piegaro può quindi designare sia l'intero comune sia il centro principale, e Pietrafitta, pur importante per il suo museo, è una frazione e non un comune autonomo.

La mappa degli insediamenti è più ricca dell'elenco statutario. Un repertorio regionale di pianificazione riconosce Piegaro, Pietrafitta, Castiglion Fosco, Cibottola, Gaiche, Greppolischieto, Macereto, Oro e Pratalenza tra i centri storici e gli elementi del paesaggio, e il linguaggio di pianificazione comunale definisce Cibottola, Gaiche e Greppolischieto borghi.

Un paesaggio di centri e nuclei

L'Istat conta 23 località a Piegaro: nove centri (Castiglion Fosco, Palombaro del Cieco, Piegaro, Pietrafitta, Ponibbiale, Nociarelle-Scarpiello, Acquaiola-Gratiano, Casaceccame e Oro), undici nuclei (Collebaldo, Ginestreto, Polino, Abbadia Settefrati, Borghetto, Collicello, La Fontana, Macereto Alto, Pratalenza, Vignaie e Vincenze), due località produttive (Centrale Elettrica e Centrale Elettrica II) e un gruppo di case sparse. Piegaro è un comune collinare fatto di tanti piccoli luoghi più che di una sola cittadina.

La storia del vetro di Piegaro

La storia vetraria di Piegaro è antica. Il punto fermo arriva nei primi decenni del Trecento: le interpretazioni del museo e del MiC collegano al 1321 una fornitura di vetro e materiale musivo per il Duomo di Orvieto, il che documenta la produzione vetraria a Piegaro.

La tradizione locale risale ancora più indietro: un resoconto comunale del 1860 fa iniziare la lavorazione del vetro a Piegaro nel 1250, data che il museo ritiene plausibile. Nel 1480 gli artigiani del paese erano così famosi da essere chiamati a Gubbio dal duca. Nel 1485 il duca di Calabria soggiornò a Piegaro e acquistò bei fiaschi dalla vetreria. All'Esposizione industriale italiana di Firenze del 1861 la fabbrica ottenne la medaglia d'argento e dal 1895, con la direzione dell'ing. Zannini, la produzione toccò l'apice con 243 varietà di articoli.

La produzione si ampliò nell'Ottocento sotto Geremia Misciattelli, del cui servizio in vetro decorato il museo conserva esempi. Le macchine semiautomatiche ad aria compressa e stampi metallici arrivarono negli anni Cinquanta, la Cooperativa Vetraria di Piegaro rilevò la fabbrica nel 1960 e la vecchia vetreria chiuse definitivamente nel 1968.

I vetrai di Piegaro traevano gran parte delle materie prime dal paesaggio: sabbia dal fondo del Nestore o dalle rive del lago Trasimeno, oppure polvere di marmo, insieme a pietre di fiume, ossa di animali, olio e tegole. Argento, rame, ferro, cobalto e zolfo erano importati o ottenuti solo dopo lunghe lavorazioni.

Il vetro comune era ottenuto dal biossido di silicio della sabbia, portato a circa 1800 gradi, con composti aggiunti per abbassare il punto di fusione e ossidi metallici per cambiarne il colore. Il forno bruciava da 130 a 150 chili di legna all'ora per mantenere una temperatura costante di 1100 gradi, e i mulini ad acqua per macinare il quarzo e le attrezzature a vapore per la decorazione e la lucidatura arrivarono più tardi. La soffiatura, a mano libera o in stampo, fu la tecnica più diffusa fino agli anni Cinquanta e nel 1941 la fabbrica poteva produrre 15.000 fiaschi o 10.000 bottiglie al giorno.

Il museo del vetro come fabbrica e collezione

Il Museo del Vetro si comprende meglio quando i suoi livelli si leggono separatamente. L'edificio conserva la sala della fornace, i cunicoli di riscaldamento, gli spazi di ricottura, le attrezzature e i magazzini. Le collezioni comprendono bottiglie, fiaschi, damigiane, servizi da tavola, utensili, libretti paga e archivi di fabbrica che spiegano la produzione manuale e i processi semiautomatici successivi. La grande massa verde formata dalla solidificazione dell'ultimo vetro fuso dopo lo spegnimento del 1968 è un altro livello del sito.

La produzione vetraria era anche lavoro domestico. La storia sociale del museo descrive l'impagliatura di fiaschi e damigiane con la scarcia palustre, svolta spesso dalle donne con l'aiuto di bambini e familiari anziani, e faceva parte del sistema di lavoro che rendeva possibile l'economia del vetro.

Visitare il Museo del Vetro

Il Museo del Vetro occupa l'antica vetreria di Via Garibaldi 20, nel centro storico di Piegaro, dove fu inaugurato il 18 aprile 2009. Si può seguire il percorso ordinario in autonomia oppure aggiungere una visita guidata, da prenotare in anticipo. Per confermare giorni e orari prima di partire, il riferimento sono le pagine del museo.

Pietrafitta: museo, fossili e luogo di rinvenimento

Pietrafitta è una frazione statutaria di Piegaro e sede del Museo paleontologico Luigi Boldrini, che conserva materiali recuperati durante l'estrazione della lignite nel bacino di Tavernelle-Pietrafitta. Il museo è gestito direttamente dal Ministero della Cultura attraverso i Musei Nazionali di Perugia e le sue collezioni sono beni culturali mobili di proprietà del Ministero.

La vicenda scientifica ha un'ampiezza insolita. Il bacino documenta una successione del Pleistocene inferiore da ambienti lacustri a un sistema fluviale. L'estrazione fece emergere resti vegetali, molluschi d'acqua dolce, insetti e vertebrati, mentre la ricerca continua a produrre nuove identificazioni. La presentazione ufficiale mette in rilievo cervi giganti, tra cui Praemegaceros obscurus, ed Eobison degiulii, un bisonte arcaico di rilievo nel contesto europeo.

Castiglion Fosco e Greppolischieto

La torre circolare di Castiglion Fosco imprime al borgo un profilo riconoscibile. La scheda comunale riferisce che i lavori iniziarono nel 1462 e furono conclusi entro il 1500.

Chiese, abbazia e oggetti catalogati

La chiesa di San Silvestro Papa è un riferimento della storia sacra del capoluogo. Il repertorio nazionale delle chiese la documenta dal 1275 e registra trasformazioni successive, compresi interventi importanti nell'Ottocento.

A Pietrafitta, la parrocchia di Santa Maria Assunta e la Cappella della Madonna del Fosso hanno ciascuna la propria storia. Una storia municipale data la costruzione di Santa Maria Assunta al 1866-70, data la chiesa della Madonna del Fosso al 1548 e dice che fu ridotta a cappella nel 1925.

Vicino a Pietrafitta, l'Abbazia dei Sette Frati fu un complesso benedettino noto nelle fonti medievali come Monasterium Sancti Benedicti e poi Abbatia Septem Fratres; nel Cinquecento divenne una residenza di campagna legata alla famiglia della Corgna.

Il catalogo nazionale ICCD registra una lanterna processionale del Settecento e una campana datata 1698 provenienti da Piegaro, entrambe di titolarità religiosa cattolica.

Boschi del Nestore e Montarale

Parte della ZSC Boschi dell'Alta Valle del Nestore, IT5210040, ricade a Piegaro e il sito protetto si estende ben oltre il comune. La pianificazione regionale distingue nel paesaggio di Piegaro le colline della valle del Nestore, il Monte Arale e le basse colline dell'alta valle del Nestore.

Olio, vino e cibo locale

Piegaro appartiene a due aree di produzione tutelate. Il disciplinare dell'olio extravergine Umbria DOP include il comune nella menzione geografica Colli del Trasimeno, mentre il fascicolo tecnico della DOC Trasimeno comprende soltanto una parte del territorio amministrativo di Piegaro.

La tavola locale ruota attorno a castagne, asparagi selvatici, olio, torta al testo, pane sciapo e torta di Pasqua. Manifestazioni stagionali ricorrenti hanno celebrato castagne, asparagi selvatici e oli locali.

Una prima visita

Una buona prima visita abbina il Museo del Vetro e il Museo Boldrini, dedicando mezza giornata al capoluogo e mezza a Pietrafitta, perché il comune non è un unico centro pedonale. Castiglion Fosco, i borghi minori, Montarale e il lago vengono in un secondo momento.

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