Sospesa su un'erta rupe di tufo vulcanico, Orvieto è coronata da uno dei grandi duomi gotici d'Italia, con la facciata a mosaici dorati che fiammeggia sopra il marmo a fasce e il Giudizio Universale di Signorelli.
Sotto si snodano un dedalo di grotte e il profondo Pozzo di San Patrizio.
Quando visitare Orvieto
Massime e minime medie nell'arco dell'anno.
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Orvieto in sintesi
Orvieto sorge su un grande blocco di tufo vulcanico sopra la valle del Paglia, e l'unità fra città e rupe è ciò che definisce il paesaggio. Il centro storico è compatto, si gira a piedi ed è inconfondibile anche dal treno, ma il comune è molto più vasto: quartieri ferroviari, campagne, vigneti, boschi e paesaggi lacustri si estendono ben oltre il margine della roccia.
Conviene dedicarle almeno una giornata intera, e più se amate i viaggi lenti. Il Duomo da solo merita una visita lunga, l'Orvieto etrusca è distribuita fra necropoli, santuari e diversi musei, e pozzi e grotte sotto le strade aggiungono un'intera seconda città da scoprire.
Orvieto è nella Lista propositiva italiana per l'UNESCO dal 2006: una proposta, non un'iscrizione.
La Rupe: tufo, acqua e una città sulla rupe
Il pianoro, la Rupe, è formato dall'Ignimbrite di Orvieto-Bagnoregio, un deposito vulcanico legato al sistema dei Vulsini. Abbastanza tenero da essere scavato e abbastanza solido da costruirci, il tufo ha plasmato quasi tutto della città: mura, cantine, cave e pozzi.
Un colle alto e difendibile non offre acqua facile, e per molti secoli gli orvietani hanno scavato verso il basso. Pozzi, cisterne, cunicoli, cantine, laboratori e depositi traforano la roccia e furono rimaneggiati più volte, perciò una grotta può essere insieme etrusca, medievale e rinascimentale. Oggi quattro esperienze diverse aprono parti differenti di questo mondo sotterraneo: il Pozzo di San Patrizio, il Pozzo della Cava, Orvieto Underground e i Sotterranei del Duomo. Nessuna mostra il quadro completo, ed è proprio per questo che vale la pena provarne più di una.
L'Orvieto etrusca
Orvieto fu una delle grandi città dell'Etruria. Molti studiosi la identificano con la Volsinii etrusca, e il museo archeologico statale descrive Campo della Fiera, ai piedi della Rupe, come il probabile sito del Fanum Voltumnae, il santuario dove si riunivano le città etrusche. «Probabile» è la parola del museo stesso, un promemoria utile: la storia antica di questo luogo è ancora in corso di lettura.
L'anello di siti archeologici attorno alla rupe è il modo migliore per entrare nel tema. Il Crocifisso del Tufo si trova sul versante settentrionale: ordinati blocchi di tombe a camera scavate e costruite nel tufo, molte con iscrizioni che nominano i defunti o le famiglie, così che l'impianto dell'antica città dei morti si legge con insolita facilità.
Cannicella, sul lato meridionale della Rupe, è una necropoli arcaica con un'area sacra nata nella seconda metà del VI secolo a.C. I reperti, tra cui l'amata figura nota come Venere di Cannicella, sono esposti nei musei di Orvieto e non sul sito.
Belvedere, presso Piazza Cahen, è un sito templare distinto, e il museo statale espone reperti che ne provengono. È una comoda prima o ultima tappa archeologica per chi arriva dal lato della stazione.
I musei della città antica
Il Museo archeologico nazionale, nei Palazzi Papali accanto al Duomo, ordina materiali delle necropoli, dei santuari e degli scavi urbani di Orvieto, insieme a reperti da Campo della Fiera e da Porano. Il pezzo forte è la ricostruzione delle tombe dipinte Golini.
Le due tombe Golini furono scoperte nel 1863 a Settecamini, fra Orvieto e Porano, e appartenevano alle famiglie Leinies e Vercnas. I loro affreschi, celebri per le scene di banchetto, furono staccati per la conservazione e ricomposti nel museo secondo la pianta originale delle tombe.
Dall'altro lato di Piazza Duomo, Palazzo Faina riunisce sotto lo stesso tetto due collezioni: la raccolta Faina, formata dalla famiglia Faina nell'Ottocento, e una sezione archeologica civica che raccoglie oggetti scavati in città e nel territorio. Insieme comprendono vasi attici, ceramica etrusca e monete e completano il museo statale senza ripeterlo.
Il Duomo
Il Duomo è l'àncora dell'intera città. La fondazione risale al 1290 e l'edificio crebbe nei secoli. I lavori della facciata iniziarono intorno al 1310 e si conclusero sul piano architettonico nel 1532; ai mosaici, alle sculture e ai bronzi che la coprono si aggiunsero restauri e interventi successivi. All'interno, le fasce alterne di basalto e travertino, le cappelle, il coro e l'organo mostrano un edificio più volte arredato, spogliato e reinterpretato.
L'Opera del Duomo è molto più di una biglietteria. È l'istituzione storica, la fabbriceria, responsabile della costruzione e della manutenzione della cattedrale, e gestisce l'archivio, i musei, le cappelle e i sotterranei a essa collegati.
San Brizio: una cappella come un unico grande dipinto
La Cappella di San Brizio è il motivo per cui molti visitatori arrivano. Beato Angelico iniziò la volta nel 1447 e Luca Signorelli subentrò nel 1499, dipingendo sulle pareti la grande sequenza degli Ultimi Giorni e del Giudizio Universale. Concedetele tempo e leggetela come un ciclo unitario di volta e pareti, non come una serie di figure celebri.
Il Corporale e il Miracolo di Bolsena
La Cappella del Corporale custodisce il lino legato al Miracolo di Bolsena del 1263, quando, secondo la tradizione, durante la Messa di un sacerdote boemo l'ostia consacrata cominciò a sanguinare sul corporale. L'anno seguente Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini, e Orvieto la ricorda ogni anno con una processione e un corteo in costume che evoca le nobili famiglie e i comuni medievali.
Il lino si trova dietro l'altare in un tabernacolo di marmo rosso e bianco con decorazioni a mosaico, realizzato a metà Trecento da Orcagna. Prima, il panno era conservato in un reliquiario del 1338 di Ugolino di Vieri, che fa parte delle collezioni del museo dell'Opera. Bolsena è invece un comune a sé, al di là del confine regionale, nel Lazio.
Emilio Greco e i musei dell'Opera
Accanto alla cattedrale, l'Opera del Duomo cura il Museo dell'Opera (MODO), un sistema museale che riunisce sotto un unico nome l'arte e le collezioni della cattedrale. Una delle sue sedi, il Museo Emilio Greco a Palazzo Soliano, presenta la collezione che lo scultore Emilio Greco donò a Orvieto. Greco realizzò anche le porte bronzee del Duomo, e il museo è un naturale complemento alla visita della facciata.
Sotto il transetto e le cappelle, i Sotterranei del Duomo formano uno spazio di circa 800 metri quadrati, usato nel tempo come deposito, per la manutenzione e per i lavori, e oggi anche per mostre. Sono un luogo diverso da Orvieto Underground.
La città civica e medievale
Oltre Piazza Duomo, la vita pubblica di Orvieto si svolge lungo una catena di spazi: Piazza della Repubblica, il palazzo comunale, Corso Cavour, il Palazzo dei Sette e Piazza del Popolo. Insieme raccontano il comune medievale, la presenza papale, le famiglie rivali, i giorni di mercato e le assemblee.
La Torre del Moro sorge vicino all'incrocio degli assi principali. Il Comune la data al Duecento e ne indica l'altezza in 47 metri; campane civiche e orologio meccanico furono collocati dopo un restauro del 1866. Un tempo si chiamava Torre del Papa e resta il simbolo del potere comunale. Dalla cima si abbracciano il pianoro, il Duomo nel tessuto della città e la campagna oltre.
Al margine orientale, la Fortezza Albornoz fu iniziata nel 1364 dal cardinale Albornoz, distrutta nel 1390 e ricostruita nel 1450 sotto il governo pontificio. Oggi i suoi giardini sono un parco pubblico con una vista ampia sulla valle.
Il quartiere medievale occidentale intorno a Via della Cava e San Giovenale è più quieto e residenziale: vicoli sul margine della rupe, cavità scavate nella roccia, antichi laboratori ceramici e viste sulla campagna. È un quartiere vissuto, perciò nei vicoli conviene tenere la voce bassa.
Due pozzi
Il Pozzo di San Patrizio fu voluto da papa Clemente VII, affidato nel 1527 ad Antonio da Sangallo il Giovane e completato nel 1537 sotto Paolo III. È profondo 54 metri e largo 13, illuminato da 72 finestroni, e la sua doppia scala elicoidale, 248 gradini in tutto, permetteva alle bestie da soma di scendere a prendere acqua e risalire senza incrociarsi. Era detto in origine Pozzo della Rocca perché serviva la Fortezza Albornoz.
Il Pozzo della Cava è tutt'altra esperienza: un complesso archeologico di gestione privata con nove ambienti sotterranei nel quartiere medievale. Il suo pozzo di 36 metri adatta un precedente pozzo etrusco, e il percorso mostra cisterne, fornaci per ceramica e secoli di riuso.
Orvieto Underground è un percorso guidato che parte da Piazza Duomo 23 e attraversa cavità selezionate. Non apre ogni cantina sotto la città: molte cavità sono private e tali restano. Le esperienze sotterranee differiscono per tema, durata, scale e spazi stretti, quindi scegliete quella più adatta invece di comprarle tutte.
Oltre la Rupe
Il comune è molto più esteso della città sul colle. Orvieto Scalo, l'insediamento ferroviario e di interscambio sotto il centro storico, è una delle tante comunità che includono anche Ciconia, Sferracavallo, Morrano, Canale, Sugano, Torre San Severo, Prodo e Corbara.
Il Monte Peglia, Riserva della Biosfera UNESCO del programma Man and the Biosphere dal 2018, copre 42.342 ettari di foreste e antico paesaggio vulcanico fra i sistemi del Tevere e del Paglia. Il riconoscimento della biosfera non è un'iscrizione nel Patrimonio Mondiale. È un territorio ideale per una giornata all'aperto.
Il Parco regionale del Fiume Tevere si estende su sette comuni, Orvieto compreso, e comprende il corridoio del fiume, il lago artificiale di Corbara, il bacino di Alviano e le Gole del Forello.
Vino e cibo
L'Orvieto DOC è una denominazione protetta di vino bianco, e la sua zona di produzione passa dalla provincia di Terni, in Umbria, alla provincia di Viterbo, nel Lazio. Comprende una sottozona Classico ben definita, il cuore storico dell'area.
Nei dintorni, il Rosso Orvietano (o Orvietano Rosso) DOC riguarda i vini rossi di quattordici comuni della provincia di Terni, Orvieto compreso. Il Lago di Corbara DOC è una terza denominazione distinta, nel paesaggio di fiume e lago. Una stessa cantina può produrre vini con più di questi nomi.
A tavola, cercate le lumachelle orvietane, i pani salati ad anello che l'ente turistico regionale documenta come specialità locale, accanto alla cucina robusta del territorio: legumi, maiale, selvaggina e tartufo.
Camminare sulla rupe e organizzare il tempo
Orvieto è una città di colle: aspettatevi pendenze, selciati e gradini fra il lato della stazione e il quartiere del Duomo. La Torre del Moro ha un ascensore, ma lungo la salita alla terrazza possono restare dei gradini, e il Pozzo di San Patrizio comporta 248 gradini senza alternativa priva di scale. I percorsi sotterranei aggiungono scale, umidità e spazi stretti, perciò, in caso di difficoltà motorie, chiedete al gestore il percorso esatto.
Il Duomo è anche una chiesa in attività, e la Messa ha la precedenza sulla visita. Vestitevi in modo adatto a un luogo sacro e tenete la voce bassa.
Giorni di apertura, orari del culto, combinazioni di biglietti e lavori cambiano, perciò confermateli sul sito dell'Opera del Duomo e su quelli dei musei prima di partire.
Itinerari
Una giornata piena: arrivate a Piazza Cahen, orientatevi dai giardini della fortezza, percorrete l'asse civico fino a Piazza Duomo e dedicate al Duomo e a San Brizio il tempo che meritano. Proseguite per la Torre del Moro e Piazza del Popolo verso Via della Cava e chiudete nel quartiere occidentale, senza infilare un tour sotterraneo nell'ultima ora.
Due giorni: il primo per il Duomo, i musei dell'Opera e la città civica, il secondo per l'Orvieto etrusca: Crocifisso del Tufo, i musei archeologici e Belvedere. Aggiungete un solo percorso sotterraneo, scelto per il suo tema.
Tre giorni o un soggiorno lento: aggiungete il quartiere medievale occidentale, un secondo sistema sotterraneo solo se offre qualcosa di nuovo e una giornata in campagna. Corbara e il Parco del Tevere si prestano a un'uscita fluviale; il Monte Peglia ripaga una camminata; i vini bianchi di Orvieto meritano una visita in cantina. Porano è dove si intreccia la storia delle tombe Golini, e Bolsena è la casa della tradizione del Corporale.












