Nell'alta valle del Tevere, presso il confine toscano, Città di Castello unisce un raffinato centro rinascimentale alla fama tartufigena delle colline circostanti. È celebre soprattutto per i musei dedicati al pittore astratto Alberto Burri, suo concittadino.
Città di Castello: l'Alta Valle del Tevere come terra di confine
Città di Castello è il principale centro dell'Alta Valle del Tevere umbra, in provincia di Perugia. Il nome indica più cose insieme: il comune, il centro storico murato e l'area culturale più ampia dell'Alto Tevere, che guarda verso Toscana e Marche. Musei, chiese rurali e borghi non fanno tutti parte della città vecchia, e il territorio intorno è vasto.
La pianificazione paesaggistica regionale descrive il Tifernate come sistema di confine formato dal Tevere, dal fondovalle coltivato, dalle colline e dai collegamenti con Toscana e Marche, con un centro urbano trasformato più volte e non fermo a un solo periodo. Anche gli essiccatoi del tabacco fanno parte di questa storia, perché alcuni hanno acquisito nuovi usi culturali.
Il comune si estende ben oltre il centro. Trestina e Cerbara sono i suoi principali abitati periferici, e il registro Istat 2021 elenca ventiquattro centri abitati e quaranta nuclei abitati minori, oltre a località speciali come Cinquevie e Coldipozzo.
La scala cambia la visita. Palazzo Vitelli, cattedrale e Palazzo Albizzini stanno nel centro percorribile a piedi, mentre gli Ex Seccatoi del Tabacco, i paesaggi fluviali, Trestina, Morra, Canoscio, Badia Petroia e Garavelle si raggiungono in modi diversi.
Tifernum Tiberinum
Il nome antico Tifernum Tiberinum è fondamentale, ma la soprintendenza avverte che l'identificazione del centro romano con la città moderna non va trattata come una semplice certezza. Le evidenze più antiche non erano abbastanza significative da localizzare con precisione l'insediamento. Le scoperte più recenti nell'area dell'ex F.A.T. e della Mattonata hanno chiarito la posizione urbana: mosaici, evidenze domestiche e iscrizioni indicano un centro importante fin dalla prima età imperiale.
La stessa fonte identifica la struttura ellittica come edificio per spettacoli del I secolo e la inquadra tipologicamente come anfiteatro, pur segnalando l'assenza dei consueti elementi strutturali di sostegno della cavea. È un'interpretazione fondata sullo scavo, e la pianta esatta dell'edificio non è definita.
La cartografia archeologica regionale è ampia: identifica Tifernum Tiberinum come municipio romano e registra vincoli archeologici a ex F.A.T., via delle Santucce, Meltina, via del Geminaio e via del Borghesi.
Plinio il Giovane è la principale fonte letteraria antica per il territorio tifernate e vi possedeva beni. La villa e il museo archeologico associati alla sua Villa in Tuscis si trovano però nel vicino Comune di San Giustino, a Villa Magherini Graziani e Colle Plinio, e l'associazione è un'attribuzione degli studiosi presentata dal custode di San Giustino. Città di Castello spiega il legame antico con il territorio, mentre villa e museo appartengono a San Giustino.
Un centro civico costruito per strati
La famiglia Vitelli aggiunse un altro sistema di residenze. Palazzo Vitelli alla Cannoniera ospita oggi la Pinacoteca Comunale, Palazzo Vitelli a Sant'Egidio, costruito nel Cinquecento per Paolo II Vitelli, è un'altra residenza, e Palazzo Vitelli a San Giacomo ospita parte dell'archivio storico.
L'itinerario regionale dei Vitelli nomina quattro residenze: Palazzo Vitelli in Piazza, a San Giacomo, alla Cannoniera e a Sant'Egidio, mentre la scheda comunale della Pinacoteca parla di cinque palazzi: il programma edilizio della famiglia fu più ampio di ogni singolo elenco.
Palazzo Vitelli alla Cannoniera e la Pinacoteca
Il Comune colloca la Pinacoteca Comunale in Palazzo Vitelli alla Cannoniera, costruito tra il 1521 e il 1545. Descrive la decorazione della facciata sul giardino di Cristofano Gherardi, detto Doceno, probabilmente su disegno di Giorgio Vasari, e collega la raccolta civica moderna alla donazione di Elia Volpi del 1912.
Lo Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello, opera giovanile realizzata per la città, è stato restaurato dall'Istituto Centrale per il Restauro e prestato al Metropolitan Museum of Art prima di tornare a Città di Castello. Il Comune lo presenta come significativo per la prima attività di Raffaello in città.
Alberto Burri in due architetture
L'identità moderna di Città di Castello è inseparabile da Alberto Burri, la cui opera è ospitata in due sedi distinte. La Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri fu istituita nel 1978. La prima sede aprì a Palazzo Albizzini nel dicembre 1981; la fondazione descrive circa 150 opere dal 1948 al 1989 distribuite in venti sale. Il palazzo tardoquattrocentesco è un edificio a sé, concesso in comodato alla fondazione.
Gli Ex Seccatoi del Tabacco aprirono come seconda sede nel luglio 1990. Gli undici ex essiccatoi portano con sé la storia economica della coltivazione del tabacco, la memoria dei libri fatti asciugare qui dopo l'alluvione di Firenze del 1966 e l'uso che Burri fece del complesso come studio. La sede contiene grandi cicli pittorici, una sezione permanente di opere grafiche e un'area documentaria multimediale.
L'accesso differisce tra i due luoghi per come sono costruiti. La fondazione dichiara che l'impianto storico di Palazzo Albizzini limita l'accesso senza gradini al piano terra, mentre il percorso degli Ex Seccatoi è accessibile con montascale e offre supporti alla comunicazione.
Cattedrale, campanile e Tesoro di Canoscio
La cattedrale dei Santi Florido e Amanzio è una chiesa viva e la cattedrale diocesana, distinta dal campanile cilindrico, dalla cripta, dal tesoro e dal Museo del Duomo. L'accesso turistico cede il passo a culto, uso pastorale e conservazione.
Il Museo del Duomo fa risalire la propria fondazione al 1940, dopo la scoperta del Tesoro di Canoscio del 1935, e occupa dodici sale nell'antica canonica. La collezione permanente collega opere sacre, arredi di chiesa e materiali archeologici.
Il Tesoro di Canoscio è un insieme paleocristiano di venticinque oggetti d'argento, fra cui piatti, patene, calici, una pisside, colini, un piccolo mestolo e cucchiai. Fu trovato casualmente nella primavera del 1935 presso il santuario di Canoscio, vicino a Trestina, ed è oggi custodito nel Museo del Duomo.
Lino, caratteri e archivi ancora vivi
La Tela Umbra nacque nel 1908 per opera di Alice Hallgarten e Leopoldo Franchetti. L'organizzazione descrive una tessitura a mano su telai di fine Ottocento, con lino e disegni derivati da antiche tradizioni umbre. Il Museo della Tela Umbra occupa nove sale al secondo piano di Palazzo Alberti Tomassini e contiene telai, tessuti, merletti, attrezzi e un'aula di scuola rurale.
La tipografia Grifani Donati appartiene a un altro mestiere ancora vivo. La sua storia colloca la stampa a Città di Castello dal 1538 e l'attività dal 1799. La Regione la riconobbe nel 2004 come museo vivente delle arti grafiche. Torchi funzionanti e dimostrazioni ne fanno una bottega, non una semplice esposizione statica.
L'archivio storico comunale è una grande istituzione di ricerca, non una pretesa decorativa di antichità. SIUSA descrive 4.366 unità archivistiche datate dal 1178 al 1968, con una parte dei fondi presso la Biblioteca Carducci in Palazzo Vitelli a San Giacomo. La consultazione avviene su richiesta.
Luoghi sacri rurali e territorio comunale
La storia del comune prosegue oltre le mura. Umbria Turismo indica l'Oratorio di San Crescentino a Morra, Canoscio, Badia Petroia, Villa Montesca e Garavelle fra i luoghi importanti del territorio.
L'oratorio di Morra, il santuario di Canoscio, l'abbazia di Badia Petroia, la storia educativa di Montesca e il museo rurale di Garavelle meritano ciascuno una gita oltre le mura. Trestina e Cerbara sono abitati vivi, con servizi e patrimonio propri, non attrazioni periferiche. L'Alto Tevere si comprende soltanto leggendo insieme la città vecchia e questa rete abitata.
Ciascuno di questi luoghi ha una propria storia. L'oratorio di Morra fu costruito nel 1420 e ampliato nel 1507, e la fonte distingue la Flagellazione e la Crocifissione attribuite allo stesso Signorelli dalla decorazione di bottega. Badia Petroia conserva un complesso benedettino modificato, una cripta tripartita, materiali di reimpiego e strutture colpite dal terremoto del 1917. Villa Franchetti, o La Montesca, appartiene a una storia educativa e paesaggistica distinta, e il Centro delle Tradizioni Popolari Livio Dalla Ragione di Garavelle è una raccolta in un edificio rurale.
Gli inventari regionali del patrimonio elencano nel comune molti beni tutelati e ville storiche, oltre a nove siti industriali dismessi: Ex F.A.T., Ex Vigili, Ex Mattatoio, Ex Mulini Tifernati, Ex VALTIB a Trestina, Ex Mulino Bonsciano, Ex Paolini, Mulino Morra ed Ex COLAT a Garavelle.
Il territorio comunale comprende aree paesaggistiche tutelate e quattro Zone Speciali di Conservazione, con ampia copertura forestale e di rete ecologica, ma nessuna Zona di Protezione Speciale, nessun parco nazionale o regionale.
Tartufo bianco, vino e carne
La scheda regionale dei prodotti tradizionali identifica il Tartufo bianco pregiato, Tuber magnatum Pico, e registra trifola come termine locale nelle aree di Città di Castello e Gubbio. Il territorio di produzione si estende su molti comuni umbri. Lo stato PAT registra un prodotto tradizionale: non è una certificazione DOP o IGP e non rende locale ogni tartufo venduto a Città di Castello.
Il Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato è un evento annuale di lunga tradizione a Città di Castello, con un'associazione organizzatrice dedicata.
Colli Altotiberini è una denominazione protetta registrata per il vino, la cui area copre solo una parte del comune: non ogni vigneto o ristorante di Città di Castello ne fa parte.
Il Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale è una IGP il cui disciplinare comprende la provincia di Perugia e controlla razze, età e tracciabilità. Essere venduto in città non rende IGP un taglio o un piatto.
Il disciplinare nazionale include Città di Castello nella menzione geografica Colli del Trasimeno dell'olio extravergine Umbria DOP, e il comune interseca anche l'area vitivinicola Colli Altotiberini DOC. La geografia da sola non certifica né prodotto né produttore. Slow Food indica produttori di Mazzafegato a San Pietro a Monte e Bivio Canoscio e presenta anche un Vinsanto affumicato della zona.
Accesso
Il Comune ha approvato nel marzo 2025 il PEBA, il piano di eliminazione delle barriere architettoniche, estendendo il lavoro di pianificazione a Trestina e Cerbara. Un piano registra analisi e interventi previsti, ma non certifica che strade, musei o trasporti siano senza ostacoli; i limiti di Palazzo Albizzini sono descritti sopra.
Una prima visita
Un buon primo percorso parte dall'orientamento in piazza Gabriotti e nel quartiere della cattedrale, poi distingue la raccolta rinascimentale della Pinacoteca dalle due sedi della fondazione Burri. La cattedrale va trattata come chiesa viva, e le botteghe di stampa e tessitura meritano tempo, non una sosta da souvenir. Un secondo giorno può raggiungere gli Ex Seccatoi e alcuni luoghi rurali o di valle. Città di Castello si apprezza proprio per queste sfumature: Tifernum e città moderna, palazzo e museo, luogo di ritrovamento e luogo di custodia, comune e Alto Tevere.









