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Monte Castello di Vibio, in breve.

Monte Castello di Vibio in sintesi

Monte Castello di Vibio è un piccolo borgo collinare in provincia di Perugia, in Umbria, su un colle di circa 422 metri sopra la media valle del Tevere, con un impianto a forma di cuore.

Lo statuto comunale indica il capoluogo, il centro storico murato dove ha sede il municipio, e due frazioni, Doglio e Madonna del Piano. Il territorio comunale misura circa 32 chilometri quadrati di colline sopra il fiume.

Il bello del luogo è la compattezza. Una porta medievale superstite con la sua torre di guardia, un teatro storico in miniatura, due chiese con le loro piccole raccolte di pittura e devozione e un'ampia vista sulla valle del Tevere stanno vicini dentro le antiche mura. Attorno al borgo le colline rientrano in diverse zone protette di vino e di olio.

Il colle murato e Porta di Maggio

Il vecchio borgo si apriva con due porte, Porta Tramontana e Porta di Maggio. Sopravvive solo Porta di Maggio, e la sua torre restaurata è un belvedere sul paesaggio della media valle del Tevere.

La porta è coronata da merli guelfi piani, che il comune legge come segno dell'antico status del paese come feudo pontificio.

La torre è anche un piccolo deposito di memoria locale. Il comune descrive quattro fucili ad avancarica del 1822, probabilmente usati da otto garibaldini del posto, una lettera autografa di Giuseppe Garibaldi del 1862, pesi romani, palle di cannone in pietra, acquasantiere medievali ed elmi della Prima guerra mondiale. È una raccolta modesta ma toccante, che dice come una piccola comunità umbra si vedeva dentro la storia dell'Italia unita.

Teatro della Concordia, l'opera in formato tascabile

Il Teatro della Concordia, in piazza del Teatro della Concordia, è un teatro storico all'italiana in attività con soli 99 posti: 37 in platea e 62 nei due ordini di palchi.

L'edificio è spesso presentato come il più piccolo teatro del mondo. Il primato va preso con un sorriso e una nota a piè di pagina. La documentazione del teatro stesso ammette che esistono altri teatri con meno di cento posti, per esempio i teatri di corte, e spiega che la Concordia merita il titolo perché è una miniatura completa dei grandi teatri italiani, con pianta a campana, proscenio vero, superfici affrescate e costruzione tutta in legno. Si ritrova l'intera grammatica di un teatro d'opera alla scala di un salotto.

I due ordini di palchi poggiano su nove colonne, interamente in legno, che regalano alla sala un'acustica calda. Fin dall'inizio c'era un tocco democratico: nessuna famiglia possedeva un palco preciso e ogni mese ciascuna passava a un palco laterale, perché tutti potessero godere a turno della vista centrale.

Nove famiglie, due Agretti e un lungo sonno

L'idea prese forma negli anni dopo la Rivoluzione francese, e il nome Concordia richiama lo spirito di concordia tra le nazioni che i fondatori ammiravano. Nove famiglie eminenti volevano un luogo di svago e di conversazione, persino un caffè, e lo fecero piccolo di proposito, sulla misura del loro paese. Un documento del 1800 circa è citato per dire che la civiltà non si misura in volumi né in metri quadrati.

Nove famiglie del luogo finanziarono il teatro, inaugurato nel 1808. La decorazione arrivò per strati. Cesare Agretti, pittore che amava trascorrere qui le vacanze, cominciò nel 1861 a dipingere le fronti dei palchi, scegliendo per quello centrale due mani strette come emblema di concordia, e dotò la scena di un fondale con il paese di allora.

Nel 1892 il figlio Luigi Agretti, quattordicenne, arrivò ad affrescare il soffitto e il foyer. Sullo scalone del foyer dipinse una veduta scorciata delle mura medievali, a ricordare che il teatro è sempre stato parte del paese che lo circonda.

Il teatro chiuse nel 1951 perché inagibile e restò chiuso per 42 anni. Il comune avviò l'esproprio nel 1981 e, dopo sette anni di lavori, il restauro si concluse nel 1993, conservando la struttura lignea originale dei palchi e gli affreschi. Il restauro fa parte di un più ampio impegno umbro: la regione avviò il recupero dei suoi teatri storici con fondi nazionali nel 1984, la Concordia fu tra quelli inclusi e riaprì con finanziamenti della Comunità Europea. Oggi è un teatro storico stratificato, non un interno intatto del 1808, e proprio per questo vivo.

Due chiese nel borgo

I Santi Filippo e Giacomo sono la chiesa parrocchiale, e una chiesa viva. È stata riaperta al culto dopo i lavori post-sisma. Le fonti regionali descrivono un edificio neoclassico del 1851 a tre navate, con affreschi di Nicola e Federico Benvenuti, e il comune aggiunge dipinti dell'artista romano Mario Barberis del 1943 e reliquiari dei santi Filippo, Giacomo e Giovanni Battista.

Santa Illuminata, detta anche Santissimo Crocifisso, fu completata nel 1839. Il suo tesoro è un crocifisso ligneo spagnolo del Quattrocento, che secondo la tradizione locale fu donato dal beato Placido, sotto una volta affrescata da Luigi Agretti nel 1903, undici anni dopo il suo lavoro al teatro. Parte dei fondi venne dalla Santa Sede, perché la chiesa era stata inizialmente pensata per sorgere a Roma, presso San Giovanni in Laterano.

All'inizio dell'Ottocento, ricorda il comune, i registri contavano circa 3.500 abitanti, tanti da rendere necessario l'ampliamento della chiesa parrocchiale per contenere i fedeli.

Entrambe sono prima di tutto luoghi di culto: si visitano come ogni chiesa di paese, in silenzio e nel rispetto delle funzioni.

Il paesaggio del Tevere sotto il borgo

Monte Castello di Vibio è uno dei comuni compresi nel Parco fluviale del Tevere, di 7.925 ettari, la cui guida regionale apre il racconto del fiume al ponte di Montemolino. Questo non mette l'intero comune dentro il parco, ma spiega la campagna verde e lenta che si vede dalla torre.

Il registro regionale di Natura 2000 collega il paese e Todi anche al sito IT5210054, Fiume Tevere tra Monte Molino e Pontecuti, un'area protetta di 154 ettari lungo il fiume.

Olio, vino e prodotti protetti

Monte Castello di Vibio rientra nel territorio di produzione dell'olio extravergine Umbria DOP per la menzione Colli Orvietani: una bottiglia dagli oliveti del paese può quindi portare un nome regionale riconosciuto.

Per il vino, l'intero comune appartiene all'area di produzione delle uve della DOC Todi, insieme a Todi, Massa Martana e Collazzone. Solo una parte delimitata del territorio rientra nella DOC Colli Martani e nella DOC Colli Perugini, quindi questi due nomi valgono per alcuni vigneti e non per altri. Conviene chiedere al produttore quale denominazione figura in etichetta.

Il comune si trova inoltre nelle aree dei prodotti a indicazione protetta più ampie: il Pampepato di Terni IGP, il dolce natalizio speziato di Terni, il Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale IGP e l'Agnello del Centro Italia IGP.

Doglio, Madonna del Piano e la campagna

Oltre le mura, la mappa statistica del comune conta sei località: i centri di Doglio, Madonna del Piano e Monte Castello di Vibio, i piccoli nuclei di Molino Ciani e Spineta e le case sparse in campagna. Doglio e Madonna del Piano sono le due frazioni ufficiali.

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