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Campello sul Clitunno, in breve.

Dove la valle sale verso le colline

Campello sul Clitunno è uno di quei comuni umbri che si capiscono meglio come un pendio che come un punto sulla carta. In basso, sul fondovalle, stanno le sorgenti e il fiume. Più in alto le pendici si riempiono di oliveti e di borghi murati, e ancora più su arrivano boschi, pascoli e piccole comunità d'altura. La scheda regionale dell'ecomuseo legge l'intero territorio come un'unica salita, dalla pianura fluviale alla fascia olivata fino a boschi e pascoli, e vi censisce il Tempietto, i castelli, i siti protetti, il museo etnografico e la documentazione sulla transumanza.

Campello Alto e una lunga storia civica

Campello Alto è il borgo murato in collina, l'angolo più suggestivo del comune. Il recinto del castello è un'ellisse a circa 514 metri sul livello del mare e conserva ancora tratti di mura, opere difensive, una porta d'ingresso e un edificio pubblico. All'interno sorge la chiesa parrocchiale di San Donato.

La fondazione di Campello nel X secolo è una tradizione locale. La prima testimonianza documentaria del castello risale al 1226. È una distinzione bella da portarsi dietro durante la salita: la leggenda dà al borgo il suo fascino, il documento duecentesco gli dà un fondamento.

La storia di Campello Alto è fatta di assedi e riprese. Verso la metà del Trecento il castello fu messo a ferro e fuoco da Pietro Pianciani, signore di Spoleto, e il conte Paolo di Campello fu imprigionato. Dopo l'espulsione di Pianciani, Paolo costruì nel 1347 una nuova casa ai piedi del colle. Nel 1366 la rocca fu rafforzata dal cardinale Albornoz e nel 1390 Paolo riprese il castello e fece issare la bandiera turchino-amaranto degli antichi feudatari. Nel marzo 1391 i massari ottennero il possesso del castello con statuti e podestà dati da Spoleto, e la comunità adottò ufficialmente i propri statuti comunali nel 1569, approvati l'anno dopo.

La mappa civica è stata ridisegnata più di una volta. Dopo il 1860 le comunità di Acera, Agliano, Spina e Pissignano furono aggregate a Campello, con Pettino a seguire. Il comune fu soppresso nel 1926 e ricostituito due anni dopo, il che aiuta a capire perché la vita civica sia distribuita su tanti luoghi separati.

I signori di Campello lasciarono il segno anche nella storia più ampia. Ai tempi di Federico II furono attivi sostenitori dell'Impero contro la Chiesa, tanto da essere duramente condannati da papa Onorio III, che li definì "figli del diavolo".

Borghi, frazioni e i loro nomi

Parte del piacere di Campello è che i nomi dei luoghi si moltiplicano man mano che si guarda da vicino. La pianificazione locale elenca La Bianca, Pissignano, Fonti del Clitunno, Settecamini, Acera, Pettino, Agliano, Lenano, Cubi, Spina Vecchia, Spina Nuova, Fontanelle e Passo d'Acera come i luoghi che compongono la geografia quotidiana.

Le sorgenti e il fiume

Il nome Clitunno appartiene a più cose insieme: il fiume, che prosegue ben oltre le sorgenti; le sorgenti, dove l'acqua affiora; il parco storico delle Fonti del Clitunno, un giardino intorno a un bacino alimentato dalle sorgenti; e un sito Natura 2000.

Il giardino che si percorre oggi è attribuito a Paolo Campello della Spina, che lo plasmò fra il 1860 e il 1865 intorno a un bacino di quasi 10.000 metri quadrati. Il perimetro supera di poco i 400 metri: è un giardino da passeggio, non un'escursione.

Il sito Natura 2000 copre circa 16 ettari nei comuni di Campello sul Clitunno e Trevi. Comprende le sorgenti e il primo tratto del fiume verso Pigge, e vi sono elencati sei tipi di habitat.

Il Tempietto sul Clitunno

La chiesetta nota come Tempietto, nella frazione di Pissignano, è il grande tesoro della valle. È un componente del bene UNESCO I Longobardi in Italia, un bene seriale di sette gruppi iscritto nel 2011.

Il Ministero della Cultura data l'edificio attuale in senso ampio fra l'inizio del VII e l'VIII secolo. Descrive una cella, un'edicola marmorea assemblata con elementi romani del I secolo riutilizzati e lastre longobarde scolpite, affreschi cristiani, portici laterali e un'iscrizione sulla facciata che invoca Dio. L'incontro fra materiali romani di recupero e lavorazione longobarda è il motivo per cui merita uno sguardo lento.

Pissignano, pareti dipinte e una traccia romana

Pissignano è un borgo fortificato sopra il fondovalle. L'abitato alto segue un impianto triangolare adattato al pendio, con torri e case terrazzate. La chiesa di San Benedetto usa una torre pentagonale come campanile e abside, e i resti del palazzetto della comunità conservano un affresco con Madonna e Bambino datato 1545.

L'Oratorio di San Sebastiano è datato dal Comune al 1522-1528 e letto come ex voto legato alla peste. Le pitture votive sono attribuite a Lo Spagna e alla sua bottega, e raccontano la vita dei santi Sebastiano e Rocco, da sempre invocati come protettori contro la peste. Un intervento sulla facciata della fine del Settecento è collegato a Giuseppe Valadier, che lavorò a lungo nel comune anche al Santuario della Bianca e a Palazzo Casagrande.

Due cippi della Lex Luci Spoletina furono trovati a San Quirico di Castel Ritaldi nel 1879 e a Santo Stefano di Picciche, a Trevi, nel 1913, e sono custoditi a Spoleto. Gli studiosi li collegano al santuario del Clitunno, così la storia romana della valle si distribuisce fra i comuni vicini.

Terra di olivi

Campello è uno dei sei comuni citati nella domanda presentata alla FAO per gli Oliveti delle pendici tra Assisi e Spoleto, Sistema del Patrimonio Agricolo di Importanza Mondiale dal 2018. La domanda descrive coltivazione terrazzata, saperi tradizionali e una fascia di paesaggio fra circa 200 e 600 metri sul mare.

In etichetta conta la dicitura. Umbria è la denominazione di origine protetta dell'olio extra vergine, e Colli Assisi Spoleto è una menzione geografica ammessa. Cercate in etichetta la menzione Colli Assisi-Spoleto se volete quel blend.

Per quella menzione il disciplinare richiede almeno il 60 per cento di Moraiolo, non oltre il 30 per cento di Leccino e Frantoio soli o insieme e non oltre il 10 per cento di altre varietà. È un dettaglio utile se vi piace assaggiare l'olio con un produttore che sa spiegare il proprio blend.

Il versante di montagna

Il sito Monti Serano-Brunette interessa Campello, Trevi e Sellano, mentre Valle di Pettino interessa Campello, Spoleto e Trevi: una giornata in collina attraversa in realtà più comuni.

Il Fosso di Camposolo si estende per circa 609 ettari fra Campello sul Clitunno, Spoleto e una piccola parte di Vallo di Nera. Comprende quasi interamente i fossi di Camposolo e Moia fino a Monte Felcito e Monte Pianciano ed è soprattutto un territorio ripido e boscoso, con frammenti di pascolo d'altura.

Organizzare il soggiorno per paesaggi

Campello si visita meglio organizzando la giornata per paesaggio, non per elenco di tappe. Una giornata sul fondovalle può unire il parco delle Fonti, il fiume, il Tempietto e Pissignano. Campello Alto merita una mattina tutta sua, senza fretta, magari abbinata alla visita a un frantoio, mentre i borghi d'altura e le montagne appartengono a giornate più lente con una buona carta. Spoleto e Trevi sono compagni naturali di un soggiorno più lungo.

Giorni di apertura, biglietti e condizioni dei sentieri cambiano: conviene confermarli con il parco, il Ministero o il Comune prima di partire.

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