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Valfabbrica, in breve.

Valfabbrica sulla sua collina

Valfabbrica sorge su una collina che domina la valle del Chiascio. Il nome unisce il latino vallis, valle, a fabrica, opera, due termini che compaiono separatamente nei documenti medievali degli archivi di Assisi, Perugia e Gubbio.

L'Istat colloca il centro di Valfabbrica a 289 metri sul livello del mare, mentre Casacastalda si trova a 523 metri e Giomici e Monteverde, entrambe oltre i 560 metri, stanno ancora più in alto.

Nel 1209 Perugia distrusse il castello. Nel 1631 il territorio passò allo Stato della Chiesa e nel 1728 fu tracciato formalmente il confine con la vicina Assisi. Dopo l'età napoleonica, all'inizio dell'Ottocento, Valfabbrica fu costituita come comune e assorbì il soppresso comune di Casacastalda.

Il quartiere medievale del Pedicino conserva due alte torri e lunghi tratti delle mura. Una delle torri fu modificata nel 1907 e adibita a torre civica, così l'antico quartiere porta con sé sia il profilo difensivo sia uno strato più tardo della storia cittadina.

La porta del paese antico

Una porta sopravvive in Via San Sebastiano, raggiungibile dalla piazza principale lungo Via Castellana. Nel Medioevo, quando il castello era cinto da mura difensive, era l'unico accesso, scelta voluta perché meno ingressi significavano meno rischi di assalto. Poiché guarda a oriente, porta il nome tradizionale di Porta Sole.

Santa Maria Assunta e l'abbazia benedettina

L'abbazia benedettina di Santa Maria Assunta risale all'alto Medioevo ed era una dipendenza della grande abbazia di San Silvestro di Nonantola in territorio assisano. Tra il 1100 e il 1130 circa i monaci, guidati dal priore Saluccio, bonificarono le zone paludose e resero fertile la pianura. Un contratto del 1101 lega il monaco Andrea a Leto, priore di San Rufino di Assisi. Nel 1168 papa Alessandro III confermò con una bolla il possesso di Nonantola, nel 1177 Federico Barbarossa pose chiesa e monastero sotto la propria protezione e nel 1191 papa Celestino III confermò all'abbazia il controllo delle terre di Valfabbrica.

La tradizione locale colloca qui san Francesco nel 1207, in cammino verso Gubbio. Nel 1272 l'abate Garzia spogliò il priorato dei beni mobili e dei documenti. Nel 1359 la Santa Sede ordinò la soppressione del monastero e la chiesa continuò a servire come parrocchia. Nel 1544 il canonico Benzi trasferì il monastero al vescovo di Assisi.

Il complesso mostra ancora il muro perimetrale difensivo attorno a una corte, un chiostro con un pozzo superstite e una chiesa romanica dal pavimento ribassato, con la zona absidale vicina all'altare. Gli interventi seicenteschi ne alzarono la struttura, eliminarono la tribuna e aprirono finestre che danneggiarono alcuni affreschi. Il dipinto più noto è il Compianto sul Cristo morto del tardo Duecento, presentato dal Comune come unico esempio in Umbria della scuola di Cimabue.

San Sebastiano e l'organo Fedeli

San Sebastiano sorge dentro l'antico castello, presso l'antico campanile sul lato orientale delle mura. Nata come cappella medievale, è documentata come oratorio dal 1525. Nel 1554 la comunità acquistò la casa vicina per ampliarla. Nel Cinquecento si formarono attorno ad essa due confraternite, quella del Santissimo Sacramento e quella della Buona Morte, che si riunivano davanti alla Madonna del Rosario. Una visita pastorale ne confermò l'esistenza nel 1608, nel 1617 vi è registrato un matrimonio e nel 1633 una visita episcopale ne descrisse l'interno nei dettagli. L'edificio è sempre stato di proprietà comunale e oggi è il museo civico.

Nel Sei e Settecento vennero aggiunti altari, tra cui la Sacra Famiglia attribuita a Benedetto Bandiera e datata 1634, ancora nella sua sede originaria. La chiesa possedeva inoltre lampadari, candelabri, calici, ostensori e tabernacoli, e il soffitto conserva una pittura ottocentesca di cielo azzurro stellato.

Sopra l'ingresso, nella cantoria, si trova un organo ottocentesco. Il cartiglio riporta che Ferdinando Fedeli della Rocchetta di Camerino costruì l'organo il 15 maggio 1829. Fedeli, vissuto dal 1773 al 1843, fu un organaro attivo tra Umbria e Marche e questo strumento appartiene alla sua maturità. Si conservano il somiere maestro, il somiere a tiro, la meccanica dei registri e le canne lignee, insieme a tastiera e pedaliera di concezione ottocentesca. Mancano i mantici e la maggior parte delle canne metalliche.

Dipinti e affreschi

Tra i dipinti catalogati a Valfabbrica figura una Madonna in trono col Bambino tra San Michele Arcangelo e Sant'Antonio Abate, della prima metà del Quattrocento e attribuita al Maestro di San Verecondo. A Stefano Amadei, pittore perugino vissuto tra il 1589 e il 1644, si riferisce una Madonna in trono col Bambino tra Angeli e Santi legata alla chiesa della Madonna del Chiascio. In Santa Maria Assunta il pittore locale Ennio Boccacci realizzò tre pale d'altare: la Trinità, le Beatitudini e la Remissione dei peccati.

A Casacastalda, la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta custodisce un bel trittico di Matteo da Gualdo e una campana cinquecentesca. A Giomici, il santuario quattrocentesco della Madonna dell'Olmo ha pareti affrescate con opere attribuite anch'esse a Matteo da Gualdo.

A Giomici, la chiesa di San Michele Arcangelo conserva affreschi quattrocenteschi, alcuni attribuiti a Matteo da Gualdo, e una ceramica policroma seicentesca di Francesco Biagioli, detto il Monina.

Casacastalda

Casacastalda ha radici longobarde. Secondo la tradizione locale, nel 763 un longobardo di nome Erno, o Ernesto, Castaldo vi costruì un castello e da qui deriverebbe il nome, Casa del Castaldo. Il castello fu ricostruito nel 1433 a pianta a diamante, con tre torri che fungevano da porte: Porta Perugina a sud, Porta del Giglio a nord e Porta Eugubina a ovest. Nel tardo XII secolo Federico Barbarossa pose il territorio sotto il monastero benedettino di Santa Maria Assunta, nel 1257 fu ceduto al comune di Perugia, nel 1500 Cesare Borgia lo occupò durante il conflitto con Perugia e nel 1528 Perugia gli concesse lo status di comune autonomo. Nel 1798 entrò nella Repubblica Romana con le truppe francesi e all'inizio dell'Ottocento perse lo status di comune.

Giomici

Giomici nacque come torre lungo il Corridoio Bizantino, a difesa dalle invasioni gotiche e longobarde, e il suo castello risale all'XI secolo. I documenti ne scrivono il nome Glomisso, Giomisci, Chiomiscio e Giomisce. Nel 1163 Federico Barbarossa assegnò il castello al monastero di San Donato di Pulpiano e nel 1240 i monaci lo cedettero in enfiteusi a Monaldo di Suppolino. Gubbio ne acquisì parti nel 1258, dopo la guerra con Perugia. Nel 1378 il vescovo Senso de' Gabrielli ne prese possesso, mentre il castellano Petruccio resisteva nella torre più alta. Nel Quattro e Cinquecento fu un possesso di confine dei Montefeltro, duchi di Urbino, e nel 1419 resistette all'attacco di Braccio da Montone. La famiglia Vagni, originaria della Lunigiana, lo acquistò nel Seicento e nel 1929 Giomici entrò a far parte del comune di Valfabbrica.

Castelli, ville e un paesaggio tutelato

Quattro beni culturali di Valfabbrica sono tutelati direttamente dal piano paesaggistico regionale: il castello di Schifanoia, la chiesa dell'Ospedaletto, la Torre Castellana di Giomici e San Michele Arcangelo a Giomici. Il piano segnala anche sette ville e dimore storiche, tra cui Schifanoia, Il Palazzo, Palazzo Belmonte, una villa a Barcaccia, la Badia, Villa Vagni e Palazzo Bellini.

Una parte del territorio comunale rientra nella zona speciale di conservazione Natura 2000 IT5210075, Boschi e pascoli di Fratticiola Selvatica (Valfabbrica).

Frazioni e cammini

Il portale turistico del Comune raggruppa Valfabbrica con Coccorano, Casacastalda, Giomici, Barcaccia, Forre del Rio Grande, Borgo Sambuco, Poggio San Dionisio, Poggio Morico e Monteverde. Dopo Valfabbrica stessa, Casacastalda, Giomici e Monteverde sono i paesi principali, mentre Poggio San Dionisio, Collemincio, San Donato e Sospertole sono nuclei più piccoli e le altre case sono sparse nella campagna.

Sulla Via di Francesco, il cammino che collega Gubbio e Assisi, Valfabbrica è il punto in cui finisce la tappa da Gubbio e comincia quella per Assisi. Il legame con san Francesco è antico, perché la tradizione locale lo vuole ospite dell'abbazia nel 1207, mentre andava a Gubbio.

Il Rio Grande segna il confine tra Valfabbrica e Assisi e le sue gole, le Forre del Rio Grande, sono tra gli angoli più selvaggi del comune. Domina la macchia mediterranea, con lecci, ginestre e ginepro rosso, e la gola si colloca tra la fascia fredda e quella calda del Lauretum, il che crea un microclima insolito per le colline prepenniniche. Il percorso attraversa più volte il torrente, quindi servono calzature robuste, adatte all'acqua, e passa dal ricostruito Ponte delle Imposte, costruito per il trasporto del legname, e dai ruderi di un lazzaretto. I tratti stretti impediscono di chiudere un anello e si torna per la stessa via.

Tradizioni e tavola

Il Palio di Valfabbrica, la più importante manifestazione culturale del territorio, nasce dall'antica Festa d'Autunno e si ispira alle divisioni territoriali del Duecento. Mette a confronto tre rioni: Badia, giallo e nero con il lupo, per l'abbazia e i monaci benedettini; Pedicino, bianco e amaranto con la torre, per il quartiere del castello; e Osteria, rosso e nero con l'aquila, per la campagna dei viandanti. I festeggiamenti durano dieci giorni e si concludono sempre la prima domenica di settembre, con giocolieri, acrobati, mangiafuoco, tamburini e sbandieratori, gare tra i rioni, taverne all'aperto con cucina locale, rievocazioni medievali e un torneo equestre.

Ogni anno a maggio Casacastalda ospita il Cantamaggio, festa popolare del canto di primavera umbro. I cantori si scambiano stornelli e sonetti su temi rurali, spesso al suono delle fisarmoniche, e la serata si accompagna ai piatti semplici della cucina contadina locale.

Valfabbrica ricade nella sottozona Colli Assisi Spoleto dell'olio extravergine Umbria DOP, il che fa delle colline attorno al paese parte di un paesaggio olivicolo dal nome protetto.

Orari dei musei, corse degli autobus e programmi delle feste cambiano di anno in anno, perciò conviene consultare il portale turistico del Comune, Visit Valfabbrica, prima di organizzare la visita.

Archivi e memoria

L'archivio comunale di Valfabbrica conserva la memoria scritta del paese, insieme alle carte delle chiese, della Comunità di Casacastalda, delle confraternite, dell'ospedale di Sant'Antonio e dello stato civile.

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