Salta al contenuto

Todi, in breve.

Tra le città più vivibili d'Italia, chiesa rinascimentale.

Sulla sommità di tre cerchie concentriche di mura (etrusche, romane e medievali), Todi è spesso lodata come una delle città più vivibili d'Italia.

La serena Piazza del Popolo e la chiesa rinascimentale ai piedi delle mura premiano una passeggiata senza fretta.

Todi in breve

Todi sorge su un colle a circa 400 metri, affacciata sul punto in cui il torrente Naia si getta nel Tevere. La città che si vede dalla valle è però solo il capoluogo: il comune si estende per 222,01 chilometri quadrati e lo statuto elenca una lunga serie di frazioni, da Pantalla, Pian di Porto e Pontecuti fino a Izzalini, Montemolino e Petroro.

Anche il nome ha la sua storia. Il racconto pubblicato dal Comune narra che gli abitanti della valle avevano cominciato a costruire sulle rive del fiume quando un'aquila portò via la tovaglia del loro pranzo e la lasciò cadere sulla cima del colle: lo presero come un segno del destino e costruirono lassù. Lo stesso racconto collega il nome alla parola Tutere, cioè confine, perché dal colle lo sguardo corre oltre il Tevere verso l'antico territorio etrusco.

Da Tuder a libero Comune

L'antica Tuder fu probabilmente umbra in origine e, posta al confine con il mondo etrusco, ne subì forti influssi; batteva moneta propria con la scritta Tutere. Divenne municipio romano durante la guerra sociale e in età augustea vi fu dedotta una colonia di veterani, da cui il nome di Colonia Iulia Fida Tuder.

Nel 760 il re longobardo Desiderio e papa Paolo I concordarono i confini del territorio di Todi sul versante del Ducato di Spoleto, e dai primi anni del XII secolo Todi fu libero Comune. Il suo periodo d'oro andò dall'XI al XIV secolo: nel 1208 sottomise Amelia e poco dopo Terni, e durante l'esilio avignonese dei papi arrivò a prendere Orvieto. Tornati i pontefici a Roma, la città passò a una serie di signori, tra cui un Malatesta di Rimini, Biordo Michelotti e Francesco Sforza, finché Vitellozzo Vitelli, capitano di Cesare Borgia, ne demolì le fortificazioni e pose fine alla sua reale indipendenza.

Todi rifiorì con il vescovo Angelo Cesi, che promosse la Fontana della Rua, detta anche Fonte Cesia, e la chiesa del Crocifisso, e fece avanzare il Tempio della Consolazione, completato dopo la sua morte. La Fonte Cesia è del 1606, mentre il Crocifisso, anch'esso a croce greca, fu iniziato alla fine del Cinquecento da Valentino Martelli e Ippolito Scalza.

Piazza del Popolo e i suoi palazzi

Piazza del Popolo deve gran parte del suo fascino a tre palazzi medievali. Il Palazzo del Popolo, iniziato nel 1213, conserva in buona parte il suo aspetto romanico; il Palazzo del Capitano, della fine dello stesso secolo, lo arricchisce di elementi gotici, e una grande scala esterna li separa e insieme li unisce. Il Palazzo dei Priori risale anch'esso alla fine del Duecento e fu trasformato all'inizio del Cinquecento, mentre il Duomo si affaccia sulla stessa piazza.

Il Museo Civico e Pinacoteca occupa l'ultimo piano del Palazzo del Popolo, detto anche del Podestà, e del Palazzo del Capitano; è stato riordinato e riaperto nel 1997. Da non perdere la lastra marmorea dei secoli X-XI con San Fortunato, il Cristo Redentore e San Cassiano, il modello ligneo del Tempio della Consolazione, forse del 1571 e attribuito a Ventura Vitoni, e la sella di Anita Garibaldi. La sezione numismatica conta 1.475 monete, tra cui i 130 esemplari attribuibili alla zecca di Tuder, i più importanti per la storia della città. In pinacoteca, l'Incoronazione della Vergine dello Spagna divide le sale con un'intera sezione dedicata a Ferraù Fenzoni, detto il Faenzone, chiamato a Todi dal vescovo Cesi.

Merita una sosta l'antica Sala del Consiglio dei Priori, che oggi ospita le ceramiche medievali e rinascimentali del museo. Nonostante il nome di Sala Affrescata, le decorazioni sono a tempera murale e non ad affresco. Il fregio con gli uomini illustri di Todi e la veduta della città con tutto il suo territorio, dipinta nel 1612 dal tuderte Pietro Paolo Sensini, appartengono alla prima fase; tra il 1719 e il 1721 il fabrianese Ignazio Mei aggiunse la leggenda della fondazione di Todi e l'ingresso dell'imperatore Traiano in città.

San Fortunato e Jacopone

San Fortunato è la grande chiesa gotica di Todi. Documentata già prima del 1198, fu trasformata in stile gotico a partire dal giugno 1292, con lavori interrotti solo dalla peste del 1348, e fu ultimata nel 1465. La parte superiore della facciata rimase incompiuta per la morte, nel 1458, di Giovanni di Santuccio da Firenzuola, che aveva ripreso il cantiere nel 1415. L'interno ha tre navate e tredici cappelle laterali, e dietro l'altare maggiore si trova la statua di San Fortunato, patrono della città, scolpita nel 1643.

Le tre navate hanno la stessa altezza, e fanno di San Fortunato un raro esempio italiano di chiesa a sala. Cercate la Madonna col Bambino dipinta da Masolino nel 1432 e il coro intagliato da Antonio Maffei da Gubbio nel 1590.

Nella cripta si trova l'urna sepolcrale di San Fortunato voluta dal vescovo Angelo Cesi nel 1596, dove sono conservate anche le ossa di Jacopone da Todi. La diocesi ne celebra la memoria il 9 maggio, giorno in cui, nel 1596, Cesi traslò le sue reliquie in San Fortunato.

Jacopone è il figlio più illustre di Todi. Nato qui nel quarto decennio del Duecento, pare esercitasse la professione legale finché la morte della moglie, nel 1268, non lo spinse alla penitenza; nel 1278 entrò tra i frati minori e si schierò con gli spirituali contro Bonifacio VIII, pagando con il carcere e la scomunica fino alla liberazione da parte di Benedetto XI. Morì a Collazzone nel 1306. Ci ha lasciato circa novanta laude, il cui capolavoro è il Pianto della Madonna, e gli si attribuisce generalmente lo Stabat Mater in latino.

Il Duomo e la Consolazione

Il Duomo, chiesa a croce latina in stile lombardo, fu edificato nel XII secolo sulle rovine di un tempio romano. In controfacciata il Faenzone dipinse nel 1596 un Giudizio Universale ispirato a quello di Michelangelo nella Cappella Sistina. Il coro intarsiato di Antonio e Sebastiano Bencivenni da Mercatello risale agli anni 1521-1530.

Santa Maria della Consolazione è la sagoma che tutti ricordano. Costruita tra il 1508 e il 1607, ha una pianta centrale a croce greca con tre absidi poligonali e una semicircolare, dove l'altare maggiore custodisce un'antica immagine della Vergine con il Bambino e Santa Caterina d'Alessandria.

Chi l'abbia progettata resta una questione aperta. Una tradizione già viva nel Cinquecento indica Bramante, e la maggior parte degli studiosi la segue, ma i capomastri documentati furono altri: Cola da Caprarola fin dall'inizio, poi Ambrogio da Milano e Rocco da Vicenza, e più tardi Valentino Martelli e Ippolito Scalza. Il Tempio appartiene all'ETAB, che nel 2019 ha avviato un progetto di studio sull'ipotesi che l'idea progettuale si debba a Leonardo.

Anche le chiese minori ripagano una passeggiata: Santa Maria in Camuccia, chiesa a due piani fondata nel VII-VIII secolo, rimaneggiata nel Duecento e convento domenicano dal 1394 al 1810; San Carlo, citata per la prima volta nel 1112 tra i beni dei monaci di Farfa; e Montesanto, su un'altura poco distante da Porta Orvietana, il cui antico nome di Monte Mascarano potrebbe rimandare a un luogo sacro degli antichi Umbri.

La Todi romana sotto i piedi

Sotto Piazza del Popolo si trovano due cisterne romane della seconda metà del I secolo a.C., una sul lato est e una sul lato ovest della piazza, ciascuna divisa in dodici ambienti. Erano il cuore del sistema idrico della città antica e sostenevano il foro soprastante. Le cisterne del lato est furono ritrovate nel 1262 durante la ripavimentazione della piazza, quelle del lato ovest per caso nel 1996. Misurano 48 metri di lunghezza complessiva per circa 7 di altezza, e ciascuna poteva contenere circa 2.500 metri cubi d'acqua. In alcuni ambienti si vedono ancora le impronte delle calzature chiodate delle maestranze che le costruirono.

In Piazza del Mercato Vecchio si affacciano i Nicchioni, monumentale struttura romana di sostruzione in grandi blocchi di travertino, databile tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale, con quattro grandi absidi sormontate da un cornicione dorico. Nel giugno 2025 le indagini archeologiche condotte nella piazza sotto la direzione della Soprintendenza hanno riportato alla luce nuovi resti di un pavimento a mosaico.

Tre cerchie di mura raccontano la crescita della città: la prima, detta tradizionalmente etrusca e databile al III secolo a.C., quella romana e infine la cinta medievale, iniziata nel 1244. Su quest'ultima si aprono Porta Perugina, Porta Romana, Porta Fratta, già Amerina, e ciò che resta di Porta Orvietana.

Il Museo Lapidario, allestito nel 2009 nella chiesa di San Giovanni e in alcuni locali dell'ex Monastero delle Lucrezie, custodisce una raccolta comunale di pietre nata agli inizi del Cinquecento. Tra i pezzi migliori, un sarcofago del Buon Pastore del IV secolo, tre stemmi in travertino staccati dal Palazzo dei Priori dai giacobini tuderti nel 1798, un'iscrizione del 1248 che ricorda la costruzione del ponte di Pontecuti e una lapide con il celebre quadrato magico del SATOR.

Le Fontane di Scannabecco sono medievali, non romane: il podestà Scannabecco dei Fagnani fece costruire le vasche nel 1241, sotto un portico di sette colonne che reggono archi a tutto sesto.

Il Marte di Todi

Il reperto antico più famoso di Todi si trova in Vaticano. Il Marte di Todi, guerriero in bronzo con corazza, appoggiato a una lancia di ferro nell'atto di compiere una libagione con una patera prima della battaglia, fu rinvenuto nel 1835 in località Monte Santo, sepolto tra lastre di travertino, e acquistato dal governo pontificio nel 1836. Oggi è esposto nella sala dei bronzi del Museo Gregoriano Etrusco, nei Musei Vaticani.

La statua è alta circa 141 centimetri e risale alla fine del V o all'inizio del IV secolo a.C. La dedica è in lingua umbra ma in alfabeto etrusco meridionale e ricorda che la statua fu donata da un certo Ahal Trutitis; secondo i Musei Vaticani fu realizzata probabilmente da un'officina di Orvieto, l'antica Volsinii.

Vino, olio e pampepato

Todi DOC è la denominazione del vino di casa, e la sua zona di produzione comprende per intero i territori di Todi, Massa Martana, Monte Castello di Vibio e Collazzone, con diverse tipologie di bianchi, rossi e vini varietali.

Gli oliveti fanno parte del paesaggio quanto le vigne. L'intero comune rientra nella menzione geografica Colli Martani dell'olio extravergine di oliva Umbria DOP, su colline di conglomerati, sabbie e argille. Todi è inoltre uno dei comuni della provincia di Perugia compresi nella zona di produzione del Pampepato di Terni IGP, il dolce natalizio a cupola fatto di frutta secca, cioccolato, uva passa, canditi, miele e spezie.

A tavola cercate il pan caciato, detto anche nociato, una piccola pagnotta rotonda con noci, formaggio e uvetta, e d'inverno la palomba alla ghiotta: il colombaccio arrostito allo spiedo e poi insaporito in una salsa densa di interiora cotte con vino rosso, aceto, aglio, olio, olive e aromi. Secondo il portale turistico regionale, di solito la si accompagna con un bicchiere di Grechetto della Todi DOC.

Oltre le mura

Nella frazione di Collevalenza sorge la Basilica Santuario dell'Amore Misericordioso. La fondatrice, Madre Speranza, nacque a Santomera, in Spagna, il 30 settembre 1893 e arrivò a Collevalenza nel 1951. Già nel 1949 aveva descritto il santuario che immaginava, con una casa per gli infermi, una per i pellegrini e le sedi delle congregazioni religiose da lei fondate, e una casa del pellegrino fa parte del complesso.

Sul Tevere, Pontecuti difende il suo ponte con una fortezza e una torre del Duecento. Nella frazione di Petroro, il Comune di Todi fortificò il villaggio nel 1296, e nel Trecento il castello entrò nel sistema di avamposti che sorvegliava il confine di Todi con Foligno, Spoleto e Bevagna. Le mura e il cassero centrale superstiti seguono l'impianto cinquecentesco dato dalla famiglia Ridolfi, di cui restano numerosi stemmi, e la porta d'ingresso è sormontata da uno stemma in pietra di Todi datato 1577.

Teatro e primi passi

Il Teatro Comunale, progettato dall'architetto aretino Carlo Gatteschi, fu costruito tra il 1868 e il 1872 e inaugurato il 14 agosto 1876 con Un ballo in maschera di Verdi. Con i suoi 499 posti è il quarto teatro storico dell'Umbria per dimensioni, con pianta a ferro di cavallo e quattro ordini di palchi dietro una facciata neoclassica ornata dai medaglioni di Metastasio, Alfieri, Rossini e Goldoni. La tradizione teatrale di Todi risale all'Accademia dei Convivanti, nel 1450.

Porta Orvietana ha un ampio parcheggio da cui un ascensore o un percorso pedonale attraverso i Giardini Oberdan salgono verso il centro; dal belvedere dei giardini si vede bene Montesanto. Dentro la triplice cinta di mura le strade sono strette, tortuose e quasi sempre in pendenza, con l'antico asse principale che va da Porta Romana alla piazza centrale: scarpe comode sono d'obbligo. Prima di partire conviene consultare le pagine turistiche del Comune per i dettagli di visita.

Una lettera dall’Italia, una volta al mese.

I luoghi, le tavole e gli artigiani che per noi valgono il vostro tempo. Una sola email, niente rumore.

Una lettera al mese. Potete disiscrivervi in qualsiasi momento. Non condividiamo mai il vostro indirizzo.

Aiutaci a fare meglio

Di che cosa si tratta?