Un comune, tanti villaggi
Scheggia e Pascelupo è un comune di montagna in provincia di Perugia, e il nome racconta come è nato. Scheggia e Pascelupo furono riunite l'8 novembre 1878: Pascelupo, che era stata un comune autonomo, divenne frazione del nuovo insieme.
Scheggia è il capoluogo e il territorio si organizza in cinque frazioni: Scheggia, Ponte Calcara, Isola Fossara, Perticano e Pascelupo. Ognuna raccoglie nuclei più piccoli, fra cui Valdorbia, Montebollo, Campitello e Coldipeccio. È l'ultimo comune umbro sulla via Flaminia in direzione di Fano e il più esteso all'interno del Parco regionale del Monte Cucco. È una forma che invita alla lentezza: più che una cittadina, una sequenza di villaggi, abbazie e valli fluviali, ciascuna da vivere con calma. Un ritmo naturale è cominciare a Scheggia con la torre e la chiesa parrocchiale, seguire le strade di valle verso le abbazie di Congiuntoli e di Sitria e riservare l'alta quota del parco ai giorni in cui si desiderano sentieri e aria di montagna.
La Flaminia e l'antica strada appenninica
Molto prima di Roma, questo tratto di Appennino era degli Umbri. Dopo la battaglia del Sentino, nel 295 a.C., il valico acquistò una forte importanza militare e a Scheggia si trovava l'antica stazione di Ad Ensem. La storia locale colloca il santuario oracolare di Giove Pennino, poi romanizzato, probabilmente alla Piaggia dei Bagni, vicino al Ponte a Botte. Quel «probabilmente» conta: il santuario si ricorda più di quanto si veda, e il piacere sta nel fermarsi dove la strada antica si faceva largo fra le montagne.
Il Ponte a Botte è il ponte che colpisce di più, con la sua grande apertura circolare di 22 metri. Fu costruito nel 1806, distrutto durante la Seconda guerra mondiale e ricostruito nel 1946: ingegneria moderna, dunque, più che pietra romana, e proprio per questo affascinante, perché si trova su un corridoio antichissimo.
Il cuore civile e religioso di Scheggia
La Torre Civica ancora il centro storico. È l'unica superstite di quattro, forse sei torri che si alzavano lungo le mura dell'abitato fortificato e la sua data è ancora discussa: l'XI secolo o l'inizio del XIV. Nel tempo fu carcere, corpo di guardia e caserma; dopo l'Unità d'Italia divenne municipio. Nell'atrio si trovano reperti di età classica raccolti nel territorio comunale, fra cui la stele di Caio Mesio, mentre frammenti di colonna sono appoggiati sul selciato all'esterno.
Accanto alla torre sorge la chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo, costruita nel 1535 dagli abitanti del Castello di Scheggia. Danneggiata dai terremoti, fu in parte demolita e riedificata fra il 1785 e il 1790. La facciata in laterizio è inquadrata da lesene in mattoni. All'interno, un'unica navata con volta a botte si apre sul presbiterio attraverso un arco trionfale. Si notino il fonte battesimale in pietra dell'XI secolo, venuto dall'antica chiesa di San Paterniano, il tabernacolo rinascimentale collocato sopra l'altare maggiore durante i restauri del 1911-1912 e le due tavole con i santi Filippo e Giacomo attribuite a Benedetto Nucci, pittore umbro del tardo Rinascimento (1515-1596). È una chiesa parrocchiale viva, e lo spirito giusto è quello di qualsiasi chiesa di paese in Italia: senza fretta, in silenzio e fuori dalle funzioni.
Pascelupo, il villaggio murato a pianta circolare
Pascelupo merita più della seconda metà di un nome comunale. Gli archivi di Stato registrano una comunità tardomedievale e poi un comune, e descrivono il Castrum Pascelupi sorto su un fortilizio medievale edificato da Gubbio. La sua lunga vita autonoma si concluse solo con l'unione del 1878. Il borgo conserva ancora la pianta circolare di un abitato murato medievale.
Lo si percorre per la forma più che per una lista di cose da vedere. Pascelupo è un luogo piccolo dal carattere netto, un insediamento medievale di frontiera che premia una visita senza fretta più di un lungo itinerario.
Congiuntoli, Sitria e il paesaggio monastico
Le valli sotto Scheggia custodiscono due fra i luoghi monastici più suggestivi di questa parte d'Umbria. L'abbazia dei Santi Emiliano e Bartolomeo a Congiuntoli prende il nome da una confluenza, quella del Rio Freddo con il Sentino in una piccola valle. Fu probabilmente fondata intorno al 1050 e rimaneggiata nella seconda metà del Duecento. La chiesa gotico-romanica ha una insolita doppia navata asimmetrica, con arcate su pilastri ottagonali e presbiterio leggermente rialzato. L'ultima comunità monastica se ne andò alla fine del 1596 e la maggior parte del complesso passò a privati nel 1860. Sulla parete restano tracce di un affresco trecentesco con la Madonna del latte e santi, di scuola riminese; il dipinto si trova oggi nella Pinacoteca civica di Fabriano e lascia intuire che cosa queste mura custodissero.
Santa Maria di Sitria è più antica nello spirito. San Romualdo, fondatore dei Camaldolesi, vi stabilì l'abbazia all'inizio dell'XI secolo, e vi soggiornarono san Pier Damiani, san Domenico Loricato e il beato Tommaso da Costacciaro. La chiesa romanica dei secoli XII-XIII ha una sola navata con volta a botte e un presbiterio rialzato. Sotto si trova una cripta sostenuta da un'unica colonna romana di granito con capitello corinzio, e accanto alla cripta la cosiddetta prigione di San Romualdo. Gli edifici monastici accanto alla chiesa sono oggi in gran parte in rovina.
Gli archivi aggiungono i capitoli successivi: il monastero incorporò San Gaudenzio nel 1483, fu unito all'abbazia di Fonte Avellana con bolla papale nel 1836 e fu infine soppresso dalle leggi dello Stato italiano, con il passaggio dei beni a privati.
In alto sopra il Rio Freddo, l'eremo di San Gerolamo si apprezza soprattutto come profilo. L'eremo romanico fu costruito nell'XI secolo su uno sperone roccioso, il beato Tommaso da Costacciaro vi visse nel tardo Duecento e nel 1521 divenne uno dei primi eremi dei Camaldolesi di Monte Corona. Vi abitano ancora monaci camaldolesi e il Parco precisa che non è visitabile, perché vige la clausura. Lo si ammira da lontano, lasciando che il silenzio resti tale.
Il Monte Cucco e le sue valli protette
Il Parco regionale del Monte Cucco si estende per 10.480 ettari su quattro comuni: Costacciaro, Fossato di Vico, Scheggia e Pascelupo e Sigillo. La vetta del Monte Cucco raggiunge i 1.566 metri. La montagna è condivisa: Scheggia e Pascelupo è una delle porte d'ingresso, con i suoi paesaggi settentrionali e orientali.
Il registro regionale associa il comune a tre zone speciali di conservazione: Gola del Corno di Catria, Valle delle Prigioni e Valle del Rio Freddo. Le ultime due sono condivise con la vicina Costacciaro. Sono forre, valli boscose e torrenti freddi, e premiano chi viene per guardare e ascoltare più che per collezionare una vetta.
Grotte, forre e antiche miniere sono terreno serio. Per un'emergenza in montagna o in grotta il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, il CNSAS, indica di chiamare il 118 chiedendo il CNSAS, oppure il 112 dove il servizio è attivo, e di comunicare la posizione precisa e le condizioni. La copertura del telefono non è scontata: portate una mappa offline, avvisate qualcuno del vostro programma e lasciate le discese tecniche e i percorsi sotterranei a guide qualificate.
Cibo, feste e Festa del Maggio
Il comune rientra nella menzione geografica Colli Assisi-Spoleto dell'olio extravergine Umbria DOP. Se acquistate olio sul posto, cercate bottiglie con il marchio DOP.
Il calendario delle feste porta la montagna in paese. La Festa del Maggio di Isola Fossara comincia l'ultima domenica di maggio, quando gli abitanti salgono sul Monte Catria, abbattono due grandi faggi, li portano al Passo del Catria e li fanno scendere lungo il pendio di circa 650 metri fino a Isola Fossara. Si conclude il 13 giugno, festa di sant'Antonio, con i tronchi innalzati come un'antenna ornata di circa 20-22 metri. Le date seguono il calendario, quindi conviene controllare con il Comune o con gli organizzatori locali il programma esatto prima di organizzarsi.









