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Preci, in breve.

Un comune di tanti luoghi

Preci non è una destinazione compatta con un solo monumento. È un comune umbro della provincia di Perugia il cui patrimonio culturale è distribuito tra un capoluogo collinare, due valli, un'ampia rete di borghi, paesaggi protetti e un'abbazia celebre. Si viene per il disegno d'insieme: piccoli luoghi, ciascuno leggibile contro boschi, pendii e radure coltivate, tenuti insieme dalla montagna.

Lo statuto comunale nomina Preci e distingue quindici frazioni da dodici località e centri minori. Le frazioni sono Abeto, Acquaro, Belforte, Castelvecchio, Collazzoni, Corone, Montaglioni, Montebufo, Piedivalle, Poggio Di Croce, Roccanolfi, Saccovescio, Todiano, Valle e Villa Collescille. Le località e i centri minori sono Casali Cordella, Casali di Montebufo, Casali di Roccanolfi, Cervara, Fiano di Abeto, Le Cascine, Le Moie, San Gaetano, San Lazzaro, San Vito, Vallecascia e Villa del Guado. Una frazione è un borgo all'interno del comune e non una città a sé, ed è per questo che la mappa di Preci somiglia a una costellazione.

Questa geografia spiega perché una visita limitata al capoluogo perderebbe la maggior parte del racconto. Preci è il punto di orientamento, ma Piedivalle ospita Sant'Eutizio, Corone appartiene alla Valle Campiana e Abeto, Todiano, Montaglioni, Roccanolfi, Saccovescio e gli altri insediamenti custodiscono proprie chiese, tracce difensive e opere d'arte.

Leggere il capoluogo

Il centro storico è compatto e in stretto rapporto con la Valle Campiana. Il suo valore sta meno nei grandi interni che nel rapporto tra la forma insediativa, la valle, i palazzi associati alle famiglie di praticanti della chirurgia e i piccoli edifici sacri inseriti nel tessuto urbano. L'inventario comunale nomina la Madonna della Peschiera e segnala un mulino a Borgo Preci.

Conviene osservare prima la sagoma e l'avvicinamento, poi la struttura viaria, le murature, le soglie e gli affacci sulla valle. Il paese premia lo sguardo lento più della lista di cose da spuntare.

Preci sorge a 596 metri sul livello del mare nella Valle Castoriana, che collega la Forca di Ancarano a Ponte Chiusita, in un paesaggio calcareo ricco di sorgenti carsiche. Il nome della valle è fatto risalire al culto pagano di Castore e Polluce o a un proprietario di nome Castorio, e papa Gregorio Magno la chiamava Vallis Campli.

Borgo Preci faceva parte dei possedimenti dell'Abbazia di Sant'Eutizio e fu un centro commerciale per il castello e i villaggi vicini, con un complesso di mulini lungo una mulattiera. La chiesa della Madonna della Peschiera, costruita nel 1600, sorge accanto a vasche di trote in uso dal Seicento.

Secondo la tradizione locale, Preci fu fondata alla fine del V secolo dal monaco siriano Eutizio. Un testo di Gregorio Magno del 594 ricorda nella zona eremi pre-benedettini e il primo insediamento si formò probabilmente attorno a uno di essi. Nel XIII secolo Preci rientrava nel territorio di Norcia e, dopo un tentativo di ribellione, fu distrutta; fu ricostruita nel 1533 per ordine di papa Paolo III, ma solo dopo un formale atto di sottomissione a Norcia. Papa Pio VII la separò poi da Norcia e le assegnò il titolo di comune, conservato con l'annessione dell'Umbria all'Italia unita nel 1860.

Nel centro storico il Municipio sorge sulla piazza principale. Il castello risale al XIV secolo ed è stato distrutto e ricostruito più volte. La chiesa di Santa Caterina ha un pregevole portale gotico in una facciata romanica, mentre la chiesa di Santa Maria conserva una Pietà del Quattrocento e un fonte battesimale del Cinquecento.

I borghi

Borgo per borgo, il patrimonio si infittisce. Abeto è associata a un'origine fortificata e alla chiesa di San Martino e Fiano di Abeto a tombe scavate nella roccia. Montaglioni è legata a un castello, una porta, mura e la chiesa di Santa Maria, Roccanolfi una torre e Sant'Andrea, Saccovescio le chiese di San Spes, dei Santi Pietro e Spes e di Santa Maria della Neve. Todiano mantiene una porta fortificata e tratti di mura, insieme alla Madonna della Porta.

I piani paesaggistici regionali segnalano tracce archeologiche in tutto il comune, a Grotte d'Abeto, Saccovescio, Casaletto Benedetti, Monte San Pietro, Montebufo, Villa Collescille, Castelvecchio, Corone, Roccanolfi, Fiano di Abeto, Sant'Eutizio e Scoglio della Grotta: aree funerarie, materiali mobili, insediamenti, strutture di culto e tracce di frequentazione. Insieme mostrano quanti strati di presenza umana custodisce questa valle.

Sant'Eutizio

Sant'Eutizio è il luogo più importante del racconto culturale di Preci. La chiesa, la parrocchia, l'ex complesso monastico e il museo abbaziale hanno ciascuno la propria storia: BeWeB registra una chiesa parrocchiale e, separatamente, la parrocchia a Piedivalle, e il Ministero registra il museo come luogo della cultura.

L'abbazia benedettina di Sant'Eutizio fu costruita in tre fasi successive tra il X e il XIV secolo, sulle tombe dei monaci siriani che nel V secolo giunsero in queste valli appartate per vivere da eremiti. Divenne un monastero importante, con oratorio, ospizio per i pellegrini, farmacia, scuola di paleografia e miniatura, scriptorium e una biblioteca di manoscritti miniati.

I terremoti del 2016 hanno danneggiato gravemente la chiesa di Sant'Eutizio. Un elemento del suo recupero ha un risultato concreto. Il 12 dicembre 2025 il rosone restaurato è tornato sulla facciata. I frammenti erano arrivati nel 2018 al deposito per i beni culturali di Santo Chiodo, dove furono selezionati, restaurati e ricomposti. Anche tre paliotti d'altare in cuoio, trasferiti nello stesso deposito dopo il sisma, sono stati restaurati con un progetto Art Bonus. Il rosone è una tappa del recupero di un complesso più ampio, che comprende la chiesa, l'ex monastero e il museo.

L'abbazia sorge sotto una rupe di travertino e il recupero ha incluso uno studio sulla faglia attiva e capace e sulla risposta sismica locale dell'abbazia e della parete rocciosa che la sovrasta.

Il museo abbaziale

La descrizione ministeriale del Museo dell'Abbazia elenca sale dedicate al tesoro, all'abate Crescenzi, alla tradizione chirurgica, a una farmacia e a un laboratorio alchemico. La collezione comprende reliquiari, arredi liturgici, argenti, ricami, cuoi sbalzati e una scultura lignea di Sant'Eutizio.

Una scheda di catalogo ICCD descrive una pianeta in seta verde datata 1700-1725, oggi localizzata a Spoleto, le cui note riferiscono l'origine presso la Pieve di Santa Maria di Preci.

La tradizione chirurgica

La tradizione chirurgica di Preci è più interessante della leggenda abituale. La descrizione ministeriale del museo la documenta dal XII al XVIII secolo e ne individua un apice nel XVI. Associa i praticanti al trattamento dell'ernia inguinale, di patologie oculari, compresa la cataratta, e di patologie urologiche, compresi i calcoli. Un praticante di nome Berardo di Cambio di Poggio Di Croce risulta attivo nel 1384.

Il mestiere dei chirurghi viaggiava. Le difficoltà rurali spingevano gli abitanti di Preci a spostamenti stagionali verso Firenze e la costa toscana e a Roma, dove praticavano la chirurgia, compresa l'asportazione dei calcoli e la chirurgia oculare, oltre alla lavorazione della carne.

Secondo una scheda di progetto della Regione Umbria, il centro di documentazione nella ex chiesa di Santa Caterina, allestito con oggetti originali e copie, trovò ricovero presso il deposito di Santo Chiodo dopo il sisma del 2016.

Il parco e Natura 2000

Preci appartiene al racconto dei Monti Sibillini, ma l'intero comune non ricade nel parco nazionale, che comprende sedici comuni.

Il parco non ha un ingresso recintato né un biglietto generale. La sua rete di sentieri distingue i percorsi ufficiali, che il parco gestisce direttamente, dalle tracce storiche o wilderness che non gestisce.

Natura 2000 aggiunge altri livelli. La ZSC Valle di Campiano copre circa 54 ettari interamente compresi nel comune di Preci, nella valle del torrente tra il capoluogo e Corone, mentre il sito dei Monti Sibillini, versante umbro, interessa Norcia e Preci.

Cibo e prodotti protetti

Tre denominazioni protette nominano Preci. Il disciplinare del Prosciutto di Norcia IGP comprende l'elaborazione a Preci soltanto nei territori posti sopra i 500 metri. Il disciplinare del Caciottone di Norcia IGP include i confini censuari e amministrativi di Preci nella zona di produzione e la scheda PAT umbra del Tartufo nero pregiato, Tuber melanosporum, nomina Preci nel territorio tradizionale.

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