Un piccolo comune umbro con una lunga memoria
Parrano è un comune della provincia di Terni, in Umbria. In un territorio contenuto convivono un borgo con il suo castello, una ripida forra calcarea, una sorgente termale, grotte frequentate dall'uomo fin dall'età della pietra e boschi che fanno parte di una riserva della biosfera UNESCO.
La sua storia istituzionale è lunga. Le fonti archivistiche documentano la comunità di Parrano dal XII secolo al 1860, quando nacque il comune moderno, con un'investitura vescovile medievale e diversi successivi passaggi feudali. Il paese entrò nella Provincia di Terni nel 1927.
Il castello e i suoi signori
Il castello è il perno del centro storico. La storia pubblicata dal Comune riferisce che fu costruito dai vescovi di Orvieto intorno all'anno 1000, probabilmente su fondamenta romane, come edificio fortificato di cinque piani con una torre centrale e una torre angolare merlata alla ghibellina.
Il borgo conserva un impianto a scacchiera tipico degli accampamenti romani. Alcuni studiosi ipotizzano qui un insediamento romano, e resti di età romana sono emersi durante il restauro del castello negli anni Settanta. Nei campi circostanti sono venute alla luce anche tombe etrusche e di età romana.
Il capitolo feudale si apre nel 1118, quando il vescovo Guglielmo concesse Parrano a Bernardo di Bulgarello come conte feudale. I Bulgarelli, famiglia di origine lombarda, costituirono un ampio dominio nell'Italia centrale e Parrano ne divenne il centro di potere.
Il castello assunse il carattere attuale a metà del Settecento. Il marchese Francesco Ruspoli-Marescotti lo trasformò da fortezza in dimora signorile e il Comune attribuisce all'architetto Andrea Selva la scala a chiocciola. Con i lavori l'ingresso fu spostato dalla scalinata della chiesa all'attuale piazza, attraverso un grande portale bugnato che lasciava entrare le carrozze. Tra i proprietari successivi figurano Francesco Basevi di Milano, che nel 1873 acquistò la tenuta da Don Augusto Marescotti, e Vittorio Valletta, dirigente della FIAT, che la acquisì nel 1940.
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Parrano ha un proprio statuto. Gli antichi statuti del castello furono riscritti nel 1559 perché l'originale era diventato di difficile lettura; i signori feudali, fra cui il conte Ercole di Marsciano, vollero la revisione e un notaio la trascrisse in italiano anziché in latino. Secondo la Soprintendenza archivistica, quello Statutum Castri Parrani fu recuperato nel 2018-2019.
Tre borghi, tre caratteri
Oltre al capoluogo, la campagna si organizza attorno a pochi piccoli abitati, ciascuno con la sua chiesa e la sua storia.
Cantone sorge poco sopra i 500 metri su uno sperone roccioso tra due valli, dove scorrono i fossi Vallone e Volpara, affluenti del Chiani. Il Comune riferisce che il borgo fu fondato tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento dai Marescotti e che le case restaurate conservano la struttura originaria. La sua chiesa della Presentazione di Maria è registrata come edificio sussidiario della parrocchia, con origine seicentesca.
Pievelunga si sviluppò attorno alla chiesa di Sant'Erasmo, documentata come Villa o Piviere di Montelungo nel catasto orvietano del 1292. La chiesa conserva un bacile in pietra e un'acquasantiera di interesse storico. Le fonti archivistiche aggiungono che Sant'Erasmo fu la chiesa di un'ex parrocchia attiva dal 1813 al 1861 e oggi collegata alla parrocchia di Santa Maria Assunta.
Frattaguida si trova sul colle del Poggio del Comune. La chiesa rurale della Madonna di Marocolo fu costruita sui resti di affreschi quattrocenteschi e, secondo il Comune, custodisce una Madonna col Bambino settecentesca e ex voto sulle pareti.
Le Tane del Diavolo
Le Tane del Diavolo sono l'elemento archeologico più noto del territorio. Non si tratta di una sola grotta, ma di un insieme di cavità lungo il Fosso del Bagno, in una forra ripida. Una relazione archeologica regionale individua testimonianze dal Paleolitico superiore a diverse fasi dell'età del Bronzo, anche se la sequenza cambia da una cavità all'altra e da uno strato all'altro.
Gli studiosi hanno esaminato più da vicino due di queste cavità. Tana A si trova circa 20 metri sopra il fondovalle e si sviluppa per circa 100 metri, con uno strato del Paleolitico superiore sotto depositi dell'età del Bronzo. I materiali studiati di Tana B appartengono alla facies appenninica, una cultura dell'età del Bronzo della penisola italiana.
Una cavità più recente ha cambiato il quadro. Il Comune riferisce che la Grotta dei Conoidi fu scoperta nel 2022 e presentata dopo un primo studio nel 2024. Le prime esplorazioni hanno tracciato più di mezzo chilometro di sviluppo labirintico, con passaggi stretti, grandi ambienti e diverse aree archeologiche.
Nella prima discesa tre speleologi esperti scomparvero nelle profondità e risalirono dopo molto tempo raccontando di aver percorso alcune grandi gallerie. Le esplorazioni successive hanno rivelato passaggi stretti, ambienti alti quasi 20 metri e due ingressi distinti.
La scoperta ha una bella storia. Gli speleologi del Gruppo Speleologico Todi notarono una piccola fessura da cui usciva una forte corrente d'aria accanto a un sentiero dell'area del Fosso del Bagno e i primi esploratori scesero lungo un ripido canalone di detriti. All'interno i coni di sedimento formati dall'infiltrazione dell'acqua, i conoidi, danno il nome alla grotta e le concrezioni calcitiche ne rivestono le pareti.
Le ceramiche della grotta hanno interni anneriti con residui carbonizzati e le analisi hanno individuato resti bruciati di quercia, alloro, frassino e rosacee. Un primo studio dei vasi suggerisce un uso nel II millennio a.C., con materiali forse risalenti al tardo Neolitico. Alla ricerca hanno partecipato la Soprintendenza, il Comune e le università di Bologna, Padova, Firenze e Siena.
L'acqua che ha scavato le grotte
Lo stesso torrente che ha plasmato la forra dà il nome al Bagno del Diavolo. L'acqua è descritta come ipotermale, bicarbonato-alcalino-terrosa, e sgorga da un acquifero carbonatico lungo il Fosso del Bagno. Il Ministero della Cultura aggiunge che le cavità furono scavate dalle acque termali del torrente Bagno, così che geologia, archeologia e antica tradizione del bagno si intrecciano in un'unica storia.
Il centro di documentazione territoriale
Il piccolo museo del paese dà una trama al paesaggio. È un centro di documentazione territoriale articolato in quattro sezioni: le grotte e la preistoria, i materiali di Podere Soriano, la storia locale e la documentazione del territorio.
Le raccolte vanno dal Paleolitico superiore al paese moderno. Tra i nuclei più significativi ci sono il corredo di una tomba arcaica del VI-V secolo a.C. di Podere Soriano, che mostra influssi orvietani e chiusini, insieme a documenti comunali medievali e moderni e a fotografie storiche. Del centro fa parte anche un laboratorio di restauro.
Bosco, riserva e acque protette
Parrano si trova dentro più livelli di tutela sovrapposti. La forra del Fosso del Bagno è il sito Natura 2000 Bagno Minerale (Parrano), esteso 78 ettari e designato come Zona speciale di conservazione nell'agosto 2014, con sei tipi di habitat.
La Regione Umbria colloca Parrano nello STINA, un sistema territoriale di 44.270 ettari in nove comuni, dentro il quale sono distinte tre aree protette: Selva di Meana, Elmo-Melonta e San Venanzo.
La cornice più ampia è la Riserva della Biosfera Monte Peglia, designata dall'UNESCO nel 2018 e di 42.342 ettari. Gli atti di governo nominano Parrano insieme a Orvieto, Ficulle e San Venanzo. L'UNESCO la descrive come un'ampia area boscosa organizzata attorno a un antico vulcano spento, con il colle di Monte Peglia a dominare la parte meridionale e un importante serbatoio naturale di fauna, flora e funghi.
Chiese parrocchiali e tavola
Santa Maria Assunta è una parrocchia attiva della Diocesi di Orvieto-Todi e le piccole chiese di Cantone e Pievelunga sono collegate ad essa. Insieme mostrano come una comunità rurale sparsa organizzasse il culto tra colline e valli.
A tavola, Parrano rientra nella zona di produzione Colli Orvietani dell'olio extravergine di oliva Umbria DOP, che lega i suoi oliveti alla tradizione olearia regionale.
Leggere Parrano sopra e sotto terra
Il modo migliore per capire Parrano è in verticale. Sul crinale stanno il castello e le vie antiche, opera di vescovi e poi di famiglie feudali. Più in basso il Fosso del Bagno scava una forra, sgorga l'acqua termale e un insieme di grotte conserva le tracce dell'uomo dal Paleolitico superiore in poi.
Attorno a entrambi si stende un paesaggio protetto di boschi, torrenti e piccoli borghi, riconosciuto a livello regionale, europeo e UNESCO. È un angolo quieto dell'Umbria, che ripaga chi ama la storia a strati e i paesi senza fretta.









