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Lugnano in Teverina, in breve.

Lugnano in Teverina in sintesi

Lugnano in Teverina è un piccolo comune in provincia di Terni, nell'Umbria meridionale, in un paesaggio dolce tra i Monti Amerini e la valle del Tevere. È un luogo che premia lo sguardo lento: un centro collinare murato, una bella chiesa romanica, un piccolo museo della memoria locale e un sito archeologico che ha attirato ricerche internazionali.

Anche il nome invita alle ipotesi. Il testo storico del Comune suggerisce che possa derivare da Lucus Jani, il bosco di Giano, e legge la collina come una posizione più salubre sopra le paludi della valle del Tevere. Qualunque sia l'etimologia, il borgo merita da tempo la fama di gioiello nascosto della Teverina.

Radici romane e secoli pontifici

In età romana Lugnano fu un centro preminente dell'Agro Amerino-Romano, il territorio intorno ad Amelia, e il Comune indica come prove i resti di ville rustiche e i riferimenti in Plinio il Giovane.

Il Medioevo e l'età moderna furono segnati dallo Stato della Chiesa. Lugnano fu una Terra direttamente dipendente dal Ducato Romano e non un feudo, i suoi statuti del 1508 seguivano il modello del Municipio Romano e restò nel Patrimonio di San Pietro fino all'ingresso nel Regno d'Italia nel 1860.

Sopra questo strato se ne trova uno francescano. Il convento di San Francesco, sorto nel 1228-1229, si trova dove san Francesco avrebbe predicato e compiuto un miracolo nel 1212, e la chiesa conserva un affresco che ricorda l'evento.

Leggere il centro storico

Il centro è compatto e ancora definito da una cinta muraria e da torri, con la Collegiata e Palazzo Pennone come riferimenti religioso e civico. Due dettagli meritano attenzione. La Porta Medioevale reca lo stemma di papa Pio II Piccolomini, e la Torre Palombara porta una colomba di pietra bianca che, secondo la tradizione locale, ricorda lo scampato pericolo degli abitanti.

Palazzo Pennone, detto anche Palazzo Farnese-Ridolfi, ha avuto molte vite. Nacque come complesso monastico, passò poi ai Vannicelli, ospitò il governatore apostolico e fu usato come deposito di grano, mulino e bachicoltura. È un edificio rettangolare su tre livelli, tagliato in due dalla Galleria Pennone, e ricorda che le città italiane non smettono mai di reinventare i propri edifici. Cercate i cantonali, le balaustre e il bugnato del portale in travertino e lo stemma in ferro battuto dei Vannicelli sopra il pozzo.

Santa Maria Assunta

La Collegiata di Santa Maria Assunta è il capolavoro del paese. Il Comune data la chiesa romanica all'XI o XII secolo, su una fondazione del IX, e descrive un portico a cinque colonne, aggiunto prima del 1230, con le effigi delle famiglie Liviani e Orsini. All'interno si trovano tre navate con capitelli decorati, un pavimento di gusto alessandrino-cosmatesco e, in alto, un rosone a doppia ruota. La diocesi è più prudente sulla cronologia e sulla forma originaria dell'edificio, così le date di fondazione variano da una fonte all'altra.

Sotto la chiesa si apre una cripta, preceduta da una Schola Cantorum e nota per un crocifisso cinquecentesco in alabastro. Le descrizioni comunali attribuiscono inoltre all'interno un trittico di Niccolò Alunno, una Crocifissione di ambito giottesco e la Decollazione di San Giovanni Battista di Livio Agresti, del 1571.

La chiesa deve il nome di Collegiata al capitolo di dodici canonici che la officiava. Nel Medioevo fu anche luogo di ritrovo in cui la comunità prendeva le decisioni civiche, prima di diventare soprattutto un centro religioso e artistico. Cercate l'aquila sulla facciata e il Tetramorfo dei quattro Evangelisti accanto al rosone.

Gli appassionati di musica apprezzeranno gli organi. La scheda comunale ne segnala due, uno di Rino Pinchi a destra dell'altare e, a sinistra, uno strumento del 1756 di Johannes Conradus Werler, organaro tedesco attivo a Roma, con otto registri e tastiera di 45 tasti, restaurato nel 2005 da Marco Laurenti. La chiesa è una parrocchiale viva e va avvicinata prima di tutto come luogo di culto, con arte e architettura come generoso extra.

La Fabbrica e il museo civico

L'Ex Fabbrica è un esempio di archeologia industriale costruito nei primi del Novecento su progetto dell'architetto Paolo Zampi. Intorno al 1920 ospitò la fabbrica di lampadine Helios e in seguito frantoi, un pastificio e usi agricoli, simbolo efficace dell'economia agricola di Lugnano e dei suoi tentativi di industrializzazione. Il Comune l'ha acquisita negli anni Novanta e ne ha fatto un centro culturale per teatro, danza, musica e videoarte. Dal 2011 il primo piano ospita il Teatro Spazio Fabbrica, un buon indizio di come questo piccolo borgo tenga viva la propria vita culturale.

Il museo civico di Lugnano racconta una storia che pochi visitatori dell'Umbria conoscono: come una comunità rurale lontana dal fronte nordorientale visse la Prima guerra mondiale. Il museo nacque nel 2012 per conservare i materiali di una mostra temporanea del 2006, e la sezione permanente espone reperti e cimeli, fogli matricolari e un archivio fotografico del medico locale Luigi Canepone, accanto a collezioni private donate da collezionisti del posto. L'allestimento è stato rinnovato nel 2013. Il taglio è volutamente locale: Lugnano era una comunità contadina, molti agricoltori furono richiamati tra il 1915 e il 1918 e molti non tornarono.

Poggio Gramignano nel tempo

Il Comune colloca l'inizio degli scavi nel 1988 e descrive una villa rustica del II secolo a.C. che divenne, nel IV o V secolo d.C., un luogo di sepoltura per neonati e bambini piccoli. Gli scavatori leggono questo quadro come segno della malaria nelle basse terre del Tevere, una vicenda sanitaria che aiuta a spiegare perché l'abitato si spostò sulla collina più salubre.

Poggio Gramignano non è l'unico sito archeologico del comune. Numerosi altri attendono ancora di essere scavati e potrebbero aggiungere conoscenze sul popolamento antico e sulle origini stesse di Lugnano.

Olea Mundi e l'olivo

Olea Mundi non è un singolo pittoresco oliveto ma una rete di ricerca, e Lugnano ospita una delle sue collezioni di campo. Il CNR la presenta come la più grande collezione italiana di varietà di olivo, gestita nel progetto Biomemory per mantenere e valutare le varietà, conservarne la diversità genetica e sostenere la ricerca su nuove cultivar e sull'adattamento climatico dell'olivicoltura. La collezione di campo di Lugnano è stata impiantata nel 2014 e conta circa 1.700 accessioni, curate dagli istituti CNR IBBR e ISAFOM. Si affianca alle altre collezioni del CNR a Pergusa e Follonica. Il Comune di Lugnano è tra i partner indicati, insieme al Parco Tecnologico Agroalimentare 3A dell'Umbria e al Comune di Enna, e tre istituti del CNR gestiscono le collezioni.

Monti Amerini e valle del Tevere

Lugnano è uno dei comuni che la Regione associa al sito Monti Amerini, una Zona Speciale di Conservazione di 7.840 ettari, che dà alle colline e ai boschi circostanti un'identità ecologica riconosciuta.

Verso il fiume il paesaggio cambia. Il Comune descrive l'antico sentiero da Lugnano alla valle del Tevere come un percorso tra calanchi argillosi fino ai ruderi del Castello di Ramici, dove sgorgano sorgenti solfuree-salse a circa 15 gradi.

Vino e olio dei colli amerini

L'intero territorio di Lugnano in Teverina rientra nell'area di produzione Colli Amerini della DOP olio extravergine Umbria. Fa parte anche della zona di produzione delle uve dei vini DOC Amelia. Per chi viaggia significa semplicemente che olio e vino di queste colline vanno cercati a tavola, e vale la pena chiederne il nome.

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