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Ferentillo, in breve.

Due borghi, una sola valle

Ferentillo è un comune in provincia di Terni, in Valnerina, la valle del Nera nell'Umbria meridionale. Il nome abbraccia molto più di un solo paese. Lo statuto comunale definisce il capoluogo come l'insieme dei due abitati di Matterella e Precetto ed elenca diciotto frazioni, piccoli nuclei come Gabbio, Nicciano, Macenano, Monterivoso, Umbriano e Castellonalto, distribuiti su 69,61 chilometri quadrati.

Questa struttura spiega come funziona un soggiorno qui. Non si arriva in un'unica piazza centrale per poi irradiarsi: ci si muove tra Matterella e Precetto e poi verso i nuclei e l'abbazia. Con questa idea in testa, le tre grandi attrattive della valle, lo skyline di chiese e rocca di Matterella, le mummie di Precetto e l'abbazia di San Pietro in Valle, trovano un ordine naturale.

Matterella: una chiesa, una rocca e un borgo in rovina

La parrocchiale di Matterella, la Collegiata di Santa Maria, fu edificata nella seconda metà del XII secolo sotto il pontificato di Eugenio III. Il principe Franceschetto Cybo la fece ampliare nel 1494 dandole una pianta rettangolare a tre navate, e nel 1560 divenne collegiata. Il portale centrale reca una Madonna con Bambino tra teste di cherubini di Orlando Merlini, datata 1493, mentre il campanile quattrocentesco ospita la campana in bronzo più grande della Valnerina.

A Matterella sorgono anche i resti della Rocca della Mattarella, una fortezza dell'XI secolo costruita, insieme ai castelli vicini, a difesa dell'abbazia di San Pietro in Valle. La torre quadrata controllava le vie verso il Ducato di Spoleto e l'alta valle del Nera, e intorno al Quattrocento furono aggiunti due bastioni circolari secondo i criteri di Alberico Cybo Malaspina. La rocca passò dai Trinci di Foligno ai Cybo, che la tennero fino al 1730, e rimase privata fino alla donazione al comune. È oggi un rudere tutelato.

Umbriano, una delle frazioni dello statuto, è un borgo fortificato abbandonato sul ripido versante settentrionale del Monte Sant'Angelo. Probabilmente nacque al tempo delle incursioni saracene, anche se alcuni indizi fanno pensare a insediamenti umbri già nell'VIII-VII secolo a.C. Le case si sviluppavano su tre livelli, con magazzini e ricoveri per gli animali in basso, cucine e sale al primo piano e le camere da letto sotto soffitti di legno; finestre e portali con cornici in pietra lasciano intuire l'antico prestigio. Una chiesa conserva frammenti di affreschi attribuiti allo Spagna, tra cui un San Sebastiano e una Crocifissione, e una torre di guardia in buona parte conservata contribuiva alla difesa dell'abbazia. L'intero sito è un rudere di proprietà privata.

San Pietro in Valle e l'altare di Ursus

San Pietro in Valle è una chiesa abbaziale con l'ex monastero accanto, tradizionalmente legata al duca longobardo Faroaldo II. Ciò che resta è stratificato: fasi costruttive medievali, un ampio ciclo di affreschi, materiali romani reimpiegati nelle strutture e, soprattutto, un altare dell'VIII secolo firmato da uno scultore di nome Ursus.

L'altare è il tesoro più noto dell'abbazia. Due lastre rettangolari di marmo bianco e quattro pilastrini sono decorati a incisione con figure umane stilizzate e motivi ornamentali. Un'iscrizione cita il committente, Ilderico Dagileopa, duca longobardo eletto nel 739 e morto nel 742, e permette di collocare l'opera tra il 738 e il 743. Lo scultore si firma Ursus magester ed è raffigurato in preghiera sulla lastra anteriore. Gli studiosi ne hanno letto lo stile come longobardo, bizantino od orientale, un dibattito che ne accresce il fascino.

Oltre all'altare, il catalogo generale dei beni culturali associa all'abbazia una trentina di opere mobili. Tra le più suggestive una Madonna cinquecentesca riferita alla cerchia dello Spagna e un frammento di affresco con san Pietro che appare a Faroaldo II, una scena che riporta la chiesa alla sua leggenda di fondazione e offre alla visita un secondo filo da seguire dopo l'altare.

La chiesa abbaziale appartiene a un ente religioso cattolico: va pensata prima di tutto come un luogo di culto e come la casa di secoli di vita monastica.

Precetto e le mummie di Santo Stefano

Sotto la chiesa di Santo Stefano a Precetto si trova la cripta che ospita il Museo delle Mummie. Le sepolture iniziarono nel XVI secolo, l'ultima avvenne il 18 maggio 1871 e le teche espositive in uso risalgono al 1992.

A rendere celebre la cripta è il terreno stesso. Le analisi hanno rilevato sali di calcio, calcare e argilla, che sottraevano umidità ai corpi, mentre l'ambiente fresco e ventilato ne favoriva l'essiccazione. Dopo il decreto napoleonico del 1806 sui cimiteri, i corpi risultarono mummificati in modo naturale, un fenomeno che attirò gli studiosi per tutto l'Ottocento.

Ci si va come in qualunque luogo di sepoltura: in silenzio e con la consapevolezza che si tratta di persone reali, membri di una comunità di paese. Le modalità di apertura cambiano, quindi conviene verificarle con il museo prima di partire.

Altre chiese e palazzi antichi

Matterella e Precetto conservano più edifici antichi di quanti un visitatore alla prima volta si aspetti. Il catalogo generale dei beni culturali schedula Santo Stefano, la chiesa sopra la cripta, insieme al Palazzo del Vicario del Capitolo di San Giovanni in Laterano, edificio rinascimentale. Una passeggiata lenta tra le due metà del capoluogo è il modo migliore per incontrarli, e una breve deviazione fino a Lorino porta a San Giovanni Evangelista, chiesa parrocchiale tardo romanica schedulata dallo stesso catalogo.

Il Nera, il parco e le antiche mulattiere

Ferentillo ricade nel Parco Fluviale del Nera, un paesaggio che l'uomo plasma da millenni. La storia va dalla gestione romana delle acque agli impianti idroelettrici dell'Ottocento, passando per pievi, monasteri e abbazie medievali, seguiti da insediamenti fortificati che hanno fissato il modello della vita rurale.

L'inventario regionale collega Ferentillo a cinque aree Natura 2000, tutte elencate come Zone Speciali di Conservazione: Valnerina, Monti Coscerno-Civitella-Aspra, Monte Solenne, Fosso Salto del Cieco e Monte la Pelosa-Colle Fergiara.

Il modo migliore per sentire questa storia è a piedi. L'anello da Ferentillo a Nicciano segue un tratto dell'antica mulattiera tra Spoleto e Monteleone. Passa da Gabbio, borgo medievale di pendio in gran parte abbandonato, con una chiesa romanica che custodisce affreschi di Francesco da Lugnano, e prosegue verso Nicciano, ex villaggio agricolo affacciato sulla valle della Rocca. Lungo il cammino si incontrano edicole votive, piccole cappelle di montagna e resti di fornaci da calce e di carbonaie, memoria del passato produttivo della valle. Varianti portano alla rocca di Matterella, alle zone di arrampicata vicino a Gabbio e a Lorino, con la sua chiesa del XIII-XIV secolo.

Monaci, acque e una proposta UNESCO

Ferentillo, Matterella, Precetto e San Pietro in Valle compaiono nella proposta italiana del 2006 per la Lista Propositiva dell'UNESCO intitolata Cascata delle Marmore and Valnerina: Monastic sites and ancient hydrogeological reclamation works. Resta una proposta, e Ferentillo non è di per sé un bene iscritto nel Patrimonio Mondiale. L'accostamento tra siti monastici e antiche opere idrauliche resta comunque una buona chiave di lettura per una valle in cui abbazie e opere d'acqua condividono lo stesso fiume.

Olio, vino e formaggi di montagna

Ferentillo rientra nella zona Colli Assisi-Spoleto dell'olio extravergine di oliva Umbria DOP, quindi l'olio dei suoi oliveti idonei può portare la denominazione protetta.

Il vino locale ricade nell'Umbria IGT, una denominazione che copre tutte le province di Perugia e Terni. È un'etichetta regionale: sulla bottiglia si troverà Umbria IGT, non una denominazione propria di Ferentillo.

L'elenco regionale dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) colloca Ferentillo nelle aree tradizionali del Pecorino di Norcia e della ricotta salata. Un riconoscimento PAT attesta una lunga tradizione locale più che una denominazione protetta come la DOP, ma è una buona guida ai formaggi da chiedere in valle.

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