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Deruta, in breve.

Maiolica dipinta a mano.

Da oltre cinque secoli Deruta è la capitale italiana della maiolica, la ceramica smaltata cotta nelle sue fornaci e dipinta in blu cobalto, ocra e verde rame.

Le botteghe affollano ancora il centro storico, dove si tornisce e si decora a mano.

Deruta, la città della maiolica in Umbria

Deruta è un comune della Provincia di Perugia e da secoli il suo nome è sinonimo di maiolica dipinta. Nel Quattrocento le sue botteghe aggiunsero il giallo, il blu e l'arancio all'antica tavolozza di verde ramina e bruno manganese, e i pezzi più preziosi si accesero dei riflessi del lustro.

Il comune non si esaurisce nel colle. Lo statuto lo definisce come capoluogo più sei frazioni: Casalina, Castelleone, Pontenuovo, Ripabianca, San Nicolò di Celle e Sant'Angelo di Celle. Quasi tutte hanno un ruolo nella storia di Deruta, da un santuario di ex voto a una galleria di storia naturale e a qualche piatto di paese.

Secondo la tradizione riportata dal Comune, il nome viene dal latino diruta, "in rovina", e ricorda i perugini che si stabilirono su questo colle dopo che Ottaviano ebbe incendiato la loro città nel 40 a.C., durante la guerra contro Lucio Antonio. Il colle prese così il nome di Perugia Vecchia.

Nel centro storico si entra da tre porte: Porta Perugina, Porta Tuderte e Porta di San Michele Arcangelo. Passando da quest'ultima si scorgono subito i resti della cinta muraria e delle antiche fornaci, alcune attive già nel Cinquecento; poi via Michelotti, con l'ex chiesa di San Michele Arcangelo e la fontana poligonale del 1848, porta in Piazza dei Consoli, il cuore di Deruta.

Breve storia della maiolica di Deruta

La produzione più antica, all'incirca fra XII e XIV secolo, era fatta per l'uso quotidiano: versatori, bacili, scodelle e panate decorati con motivi geometrici, floreali e talvolta animali, in verde ramina e bruno manganese. Nel Quattrocento arrivano i nuovi colori e gli oggetti diventano decorativi, dipinti a grottesche, girali fioriti, corona di spine e a "petal back", il motivo a petali sovrapposti.

Nei pezzi di maggior pregio compare la raffinata tecnica del lustro, i riflessi metallici e cangianti che hanno reso famosa Deruta; il Comune ricorda fra i grandi artisti Giacomo Mancini e Francesco Urbini. Altro vertice sono i pavimenti in maiolica, e il Comune ne cita tre: la chiesa di San Francesco a Deruta, Santa Maria Maggiore a Spello e la sacrestia di San Pietro a Perugia. Nei secoli successivi il pennello si fa più rapido nello stile "compendiario" e nel "calligrafico", di ispirazione moresca.

Il museo descrive il Quattrocento e il Cinquecento come l'epoca in cui vasai e pittori di Deruta parteciparono direttamente all'arte del Rinascimento italiano, con una cinquantina di fornaci attive nel XVI secolo. Le maioliche a lustro di Deruta sono conservate in oltre cento musei nel mondo.

Nell'Ottocento il mestiere attraversò una crisi profonda. Nel 1824 le fornaci ancora accese erano soltanto tre, e il vero rilancio cominciò negli anni Novanta dell'Ottocento proprio alla fornace Grazia, con Ubaldo Grazia, Alpinolo Magnini, Enrico Pignatelli e Angelo Micheletti.

Il Museo Regionale della Ceramica

Il Museo Regionale della Ceramica nasce nel 1898 come "Museo per i lavoranti in maiolica", voluto dal Comune per gli artigiani della città, e sia il Comune sia il museo lo presentano come il più antico museo italiano dedicato alla ceramica. Nel 1998 si è trasferito dal palazzo comunale all'ex convento francescano di San Francesco e conserva oltre 6.000 opere.

Il percorso sale dal pianterreno ai due piani superiori: si apre con una sezione didattica e segue poi, periodo per periodo, l'evoluzione della maiolica derutese dalla produzione arcaica al Novecento. Alcune aree tematiche interrompono la cronologia: la ricostruzione di un'antica spezieria, i pavimenti in maiolica, i lustri e le targhe votive. La sezione archeologica riunisce ceramica greca, italiota, etrusca e romana, mentre quella contemporanea nasce soprattutto dal Multiplo d'Artista in Maiolica e dal Premio Deruta.

La vera particolarità del museo sono i depositi. Una torre metallica di quattro piani, collegata al convento su ogni livello, custodisce le riserve in scaffali vetrati ed è aperta al pubblico: così anche le riserve restano sotto gli occhi dei visitatori invece di sparire in magazzino. Vi si trovano altre opere derutesi dal XIV al XX secolo, la ceramica apula dell'ex collezione Magnini e le opere contemporanee dei concorsi del Premio Deruta, dal 1954 al 1972.

Dalle sale d'ingresso si accede alla biblioteca specialistica, con oltre 1.500 volumi di storia della ceramica e il Fondo Magnini.

Le fornaci di San Salvatore

La sala più suggestiva del museo è sotto terra. Nel 2008 i lavori per un parcheggio pubblico dentro le mura riportarono alla luce un quartiere di vasai, nel punto in cui fino agli inizi del Novecento sorgeva la chiesa di San Salvatore. Lo scavo, concluso nel 2010, ha messo in luce strutture databili fra la fine del Duecento e gli inizi del Settecento e ha restituito moltissimi frammenti di maiolica, di ceramica ingobbiata e graffita e di terrecotte invetriate.

Sul lato nord resta un tratto delle mura della fine del Duecento, con addossato un ambiente in mattoni che serviva probabilmente da deposito di argilla e metalli grezzi e poi fu usato come butto. Due fornaci con il prefurnio ben conservato risalgono al periodo fra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento. L'impianto principale, attivo dalla seconda metà del Quattrocento agli inizi del Settecento, ha al centro due fornaci, una vasca per la decantazione dell'argilla e i resti di un forno fusorio. La fornace più piccola, quadrata e collocata più in alto di quella principale circolare, era con ogni probabilità, secondo il museo, la fornace per il lustro.

Dal 2013 l'area fa parte della visita al museo e si raggiunge con un tunnel sotterraneo che collega le antiche fornaci alle collezioni storiche.

Piazza dei Consoli e la Pinacoteca

Su Piazza dei Consoli si affaccia il trecentesco Palazzo dei Consoli, sede del municipio, con la torre impreziosita da bifore romaniche. Nell'atrio sono collocati reperti archeologici di età romana e medievale.

All'interno la Pinacoteca Comunale forma, con il Museo della Ceramica, il circuito museale cittadino. Le opere di punta sono l'affresco del Perugino con il Padre Eterno e i santi Romano e Rocco, datato 1476, che contiene una veduta di Deruta e proviene da San Francesco; due opere di Niccolò di Liberatore detto l'Alunno, la Madonna dei Consoli e il Gonfalone di Sant'Antonio Abate a due facce, del 1465-1470 circa; e il Messale francescano in pergamena dell'ultimo quarto del XIII secolo.

Al piano superiore è esposta la collezione Lione Pascoli, circa quaranta dipinti giunti al Comune per donazione nel 1931. È un piccolo manuale del collezionismo romano fra tardo Seicento e primo Settecento, con tele del Baciccio, di Francesco Trevisani, Sebastiano Conca, Marco Benefial, Placido Costanzi e Giovanni Paolo Panini, fra gli altri.

San Francesco e Sant'Antonio Abate

San Francesco guarda il palazzo comunale dall'altro lato della piazza. Potrebbe risalire al 1008, quando apparteneva quasi certamente ai benedettini con il titolo di Santa Maria dei Consoli, e agli albori del Trecento era ormai dedicata al santo di Assisi. Fu riconsacrata nel 1388 dopo un terremoto che ne aveva abbattuto la volta, rivestita in forme barocche nel 1652 e riportata alle origini nel 1908-1909, quando il restauro diretto dall'architetto aretino Dante Viviani riscoprì le testimonianze medievali e rinascimentali. I francescani vi rimasero fino alla soppressione del 1860.

L'interno è a navata unica con copertura a capriate lignee e conserva numerosi brani di affreschi. Da non perdere il grande frammento del 1390 con Santa Caterina d'Alessandria che presenta alla Vergine il committente Tommaso di Orlando. Sotto è appesa una campana del 1228, fusa per la canonizzazione di san Francesco, la più antica della diocesi di Perugia. Poco oltre, un pannello in maiolica policroma e a lustro di Americo Lunghi, del 1919, raffigura la stessa Santa Caterina, patrona dei ceramisti. All'esterno il campanile trecentesco accanto all'abside, con tre ordini di bifore sovrapposte, ha una forma poco frequente in Umbria.

Poco distante, Sant'Antonio Abate fu costruita fra il 1361 e il 1439, e le sue opere furono commissionate dalla confraternita fra Quattro e Cinquecento. In una nicchia la Madonna della Misericordia di Bartolomeo Caporali stende il manto sul popolo di Deruta contro le frecce della peste, e l'affresco offre una veduta dettagliata del paese. Sulla parete di fondo Giovanni Battista Caporali dipinse le storie di sant'Antonio intorno a una statua in terracotta del santo, forse opera di Giannicola di Paolo, allievo del Perugino.

Gli ex voto: Madonna del Bagno e Madonna delle Piagge

Il Santuario della Madonna del Bagno, piccolo santuario popolare accanto a una sorgente di acqua sulfurea vicino a Casalina, nacque nel Seicento. Le sue pareti ospitano oltre 700 mattonelle votive in maiolica, realizzate dai ceramisti di Deruta su commissione dei fedeli che avevano ricevuto la grazia. Raccontano malattie, incidenti e disgrazie finite bene, e il Comune le definisce un esempio quasi unico e un documento fondamentale per capire usi e costumi di una società.

La nascita del santuario è affidata a una leggenda. Nel 1643 un frate francescano trovò su un sentiero una tazzina con dipinta all'interno la Vergine col Bambino e la sistemò fra i rami di una giovane quercia; col tempo la tazza si ruppe finché ne rimase solo il frammento con l'immagine. Nel 1657 il mercante Cristofano si raccomandò a quella Madonna per la moglie in fin di vita e, tornato a casa, la trovò guarita. Una formella datata 1657 all'interno della chiesa ricorda l'episodio.

Più vicino al paese, lungo la via Tiberina e accanto alla Fabbrica di maioliche Grazia, la Madonna delle Piagge fu edificata nel 1601 per volere dei magistrati di Deruta, a protezione di un'edicola mariana. Lungo le pareti corrono copie di ex voto in maiolica del Seicento e del Settecento, e alcuni originali sono conservati nel Museo Regionale della Ceramica. Sulla facciata, nel 1952, fu posto un pannello in maiolica di Americo Lunghi del 1929 con la Madonna col Bambino in trono; il nome "Piagge" viene dalla ripida discesa accanto alla chiesa.

L'Antica Fornace Grazia e il mestiere vivo

Nel centro storico l'Antica Fornace Grazia è una delle poche fornaci antiche di Deruta giunte integre fino a noi. La famiglia Grazia produceva maiolica già nei primi decenni del Cinquecento; nel 1769 Bastiano Grazia acquistò questo locale adibito a fornace, che gli eredi mantennero in attività. Nel 1924 la famiglia costruì uno stabilimento più moderno ai piedi del paese, con una fornace a legna dalle stesse caratteristiche di quella antica. Il Comune ha restaurato la vecchia fornace come museo e spazio espositivo.

L'edificio mostra come avveniva una cottura tradizionale. La legna bruciava nella camera di combustione al pianterreno e i fori quadrati della volta a botte lasciavano salire il calore nelle celle superiori, dove su tre piani si sistemavano le maioliche. Tutte le aperture venivano murate tranne una, grande quanto un mattone, da cui il fornaciaio estraeva con pinze di ferro un pezzo di prova, e si dice che capisse la temperatura dal solo colore della fiamma.

Il mestiere ha anche una tutela di legge. La legge 188 del 1990 protegge la ceramica artistica e tradizionale e la ceramica di qualità con i marchi CAT e CQ, e Deruta è fra i comuni riconosciuti dal Consiglio Nazionale Ceramico come zone di affermata tradizione ceramica. I marchi spettano ai produttori iscritti e ai loro prodotti: meglio cercarli sul pezzo che darli per scontati per via del nome della città.

Casalina, Perugia Vecchia e la tavola derutese

A Casalina la Galleria di Storia Naturale occupa i locali dell'ex Manifattura tabacchi. Espone la raccolta ornitologica di Orazio Antinori, circa 800 esemplari e una delle collezioni naturalistiche più antiche della regione, e quella di monsignor Giulio Cicioni, oltre 6.000 campioni fra minerali, rocce, fossili, piante, animali e materiali etnografici da tutto il mondo, conservata a lungo nel Museo di Scienze Naturali del Seminario Arcivescovile di Perugia.

Per camminare, oltre Castelleone sale la collina di Perugia Vecchia, al confine fra Deruta, Torgiano e Bettona. I volontari hanno recuperato vecchie carrarecce e tracce dei cacciatori in una rete di sentieri per trekking, mountain bike e trail running, e una passeggiata da Castelleone attraversa il bosco lungo una pista forestale fino a un piccolo ruscello.

Anche le frazioni hanno i loro piatti. Alla sagra di Castelleone si assaggia il Cannibale, carne di maiale marinata e cotta con il ginepro, e alla Festa del Grano di Sant'Angelo di Celle i Birbanti, pasta corta di sola acqua e farina. San Nicolò di Celle è nota per la torta al testo farcita di salumi e verdure, Ripabianca per la coratella d'agnello. A Pasqua c'è la Torta di Pasqua al formaggio, con parmigiano, pecorino romano e groviera, e a Natale il Torciglione, dolce di mandorle arrotolato a spirale come un serpente.

Parte del territorio comunale rientra nelle denominazioni dei vini Colli Martani e Colli Perugini, e l'olio Umbria DOP comprende la menzione geografica Colli Martani.

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