Borgo medievale in pianura sull'antica Via Flaminia, Bevagna conserva una cerchia di mura quasi intatta e una quieta piazza di pietra.
Ogni giugno il Mercato delle Gaite riporta le vie al Medioevo, con artigiani al lavoro in botteghe d'epoca.
Bevagna in breve
Bevagna sorge sul fondo della Valle Umbra, in provincia di Perugia: una città murata la cui cinta, ricca di torri e bastioni, si apre con porte medievali. Una volta dentro, nonostante gli interventi successivi, domina l'aspetto medievale: vicoli su cui si affacciano le botteghe artigiane, monumenti di pregio e soprattutto una splendida piazza.
Il comune va ben oltre le mura. I suoi 56 chilometri quadrati comprendono le frazioni di Cantalupo, Castelbuono, Gaglioli, Limigiano e Torre del Colle, e il centro storico è solo una parte del racconto.
Il territorio è in gran parte pianeggiante e sale a sud-ovest verso il Monte delle Civitelle, 713 metri. Qui l'acqua spiega tutto. Il Topino segna il confine con Spello; presso la città il Clitunno si unisce al Teverone e prende il nome di Timia, mentre l'Attone disegna la valle a occidente.
La pianura ordinata e ben regolata di oggi è il frutto di secoli di lavoro. La bonifica delle aree paludose, avviata nel 1456, diede risultati concreti nella seconda metà del Cinquecento e raggiunse l'assetto definitivo tra Settecento e Ottocento. Vista dall'alto, la piana è un mosaico di grano, mais e tabacco, con la vite per le uve DOC e l'olivo sulle colline.
Mevania: radici umbre, città romana
Subito dopo la guerra sociale, intorno al 90 a.C., Mevania divenne municipio romano. La Via Flaminia, tracciata nel 220 a.C., e i trasporti fluviali ne garantirono la prosperità fino al III secolo d.C., quando prese il sopravvento il tratto della Flaminia per Terni e Spoleto. San Vincenzo, martire dei primi secoli cristiani, è ricordato come primo vescovo ed è tuttora patrono della città.
Bevagna passò poi al Ducato di Spoleto e, dal 774, allo Stato della Chiesa. Dopo il Mille divenne libero Comune retto da consoli e, tra le alterne vicende del confronto fra Chiesa e Impero, restò sostanzialmente fedele alla Chiesa fino all'Unità d'Italia.
Leggere la città romana nelle vie di oggi
L'impianto antico si legge ancora con facilità. Il tratto urbano della Via Flaminia, oggi corso Matteotti, era il decumano massimo, mentre il cardo massimo seguiva piazza Garibaldi, via Crescimbeni e via Santa Margherita. Il foro si trovava all'incrocio detto Trivio, e i resti di molti edifici romani sopravvivono nelle cantine delle case attuali.
Il tempio era rivolto verso il foro. Era un edificio pseudoperiptero di cui si conserva la cella, e il fianco e la parete posteriore superstiti hanno un paramento in opus mixtum ornato da semicolonne e paraste. Risale al II secolo d.C.
Il teatro è il monumento che si intuisce più che vedere. Le case costruite sulle sue rovine ne seguono la curvatura e, all'interno di abitazioni private, restano ampi tratti dei due ambulacri, i corridoi voltati che sostenevano la cavea. L'ambulacro misura circa 90 metri di diametro.
Delle terme restano tre ambienti, uno con un raffinato pavimento a mosaico bianco e nero popolato di animali marini. Gli studiosi lo datano all'inizio del II secolo, in età adrianea.
Mura, porte e i mulini del Clitunno
Le mura medievali poggiano in gran parte su quelle romane e compongono un circuito completo di circa 1.700 metri: percorrerle è uno dei modi più piacevoli per capire la città. Da Porta Foligno, già Porta San Vincenzo, esce la Via Flaminia. Porta Cannara, già Porta San Giovanni, è la meglio conservata: un torrione con feritoie e stemmi all'esterno e, sulla fronte interna, una meridiana dipinta del Settecento.
Porta Molini è piccola ma piena di fascino, con un ballatoio merlato e caditoie; lo stemma di papa Innocenzo VIII la data intorno al 1484. Su questo lato affiorano tratti di mura romane a blocchetti, e l'invaso del Clitunno alimenta da antica data il mulino e il lavatoio pubblico.
Piazza Silvestri
Il cuore della città è piazza Filippo Silvestri, il cui assetto risale ai secoli XII e XIII. Palazzo civico e chiese vi si fronteggiano con orientamenti volutamente asimmetrici, una scena che racconta il confronto tra potere comunale e potere ecclesiastico.
Il Palazzo dei Consoli fu costruito nel 1270 come sede del governo comunale. La facciata in travertino e arenaria presenta due ordini di bifore gotiche sopra un ampio loggiato con volte a crociera, e una scalinata esterna sale al piano superiore. Dal 1886 quel piano ospita il Teatro Francesco Torti, decorato da Domenico Bruschi e Mariano Piervittori e tra i più piccoli teatri dell'Umbria.
San Silvestro, la chiesa più antica della piazza, fu edificata nel 1195 dal maestro Binello, come ricorda l'iscrizione accanto all'ingresso. Non fu mai completata, e per questo non ha campanile; la facciata è in travertino nella parte bassa e in pietra bianca e rosa in quella alta. Vale la pena soffermarsi sul fregio del portale: il monte rappresenta Cristo, i quattro ruscelli i Vangeli, la vite e gli animali la Chiesa e i fedeli, il drago il demonio. All'interno colonne con capitelli corinzi separano tre navate, e il presbiterio si alza sopra la cripta.
Di fronte, San Michele fu costruita pochi anni dopo dallo stesso Binello insieme a Rodolfo, con un portale ornato da capitelli e da fregi in tre ordini. Anch'essa ha tre navate e il presbiterio rialzato su un'ampia cripta, e conserva un Crocifisso del XV secolo con sagome lignee della Madonna, della Maddalena e di San Giovanni attribuite al Providoni, la statua d'argento di San Vincenzo realizzata da Peter Ramoser nel 1785 e l'effigie processionale del santo del 1638.
La terza chiesa, Santi Domenico e Giacomo, sorse nel 1291 su un oratorio che il Comune donò al Beato Giacomo Bianconi come riconoscimento per la ricostruzione di Bevagna dopo l'assedio di Federico II. L'unica navata ha altari settecenteschi con paliotti in scagliola e dipinti del bevanate Ascensidonio Spacca, detto il Fantino, oltre a un ciclo di affreschi del Trecento e a sculture lignee di fine Duecento, una Madonna con Bambino e un Crocifisso. Giovan Battista Pacetti affrescò il chiostro con la vita del Beato.
Palazzo Lepri, il museo e San Francesco
Su corso Matteotti si affaccia il Municipio, già Palazzo Lepri, progettato dall'architetto Andrea Vici alla fine del Settecento e sede dell'archivio e della biblioteca comunali. Lungo lo scalone sono sistemati fregi, capitelli e iscrizioni romane e i resti di una statua colossale. La pinacoteca comprende la cassa lignea del Beato Giacomo Bianconi dipinta dal Fantino nel 1589, la Madonna con il Bambino di Dono Doni e la Sacra Famiglia di Corrado Giaquinto, e in un corridoio sono raccolti diplomi e onorificenze dell'entomologo bevanate Filippo Silvestri.
Il Museo di Bevagna ha aperto nel palazzo il 30 marzo 1996. È articolato in tre sezioni: archeologica, con reperti di età arcaica, repubblicana e imperiale; documentaria, con pergamene medievali; e pittorica, con dipinti dal XVI al XVIII secolo provenienti dalle numerose chiese cittadine, di Dono Doni, Corrado Giaquinto, Joseph Esperlin e dei bevanati Andrea Camassei e Ascensidonio Spacca.
San Francesco domina il punto più alto della città. Fu edificata alla fine del XIII secolo sull'antica chiesa di San Giovanni Battista, nel luogo dove sorgeva un tempio romano. Dietro la facciata a capanna con il suo portale polistilo a tutto sesto, l'unica navata fu rinnovata nel Settecento e conserva dipinti di Dono Doni e dello Spacca. Accanto all'altare c'è la pietra su cui San Francesco avrebbe posato i piedi predicando agli uccelli a Pian d'Arca, e la seconda cappella a destra, forse opera di Galeazzo Alessi, ha una cupoletta con terrecotte invetriate attribuite a Santi Buglioni.
Frazioni, santuari e l'Aiso
Sulle colline intorno a Bevagna sorgono castelli innalzati intorno al Mille a difesa del territorio, e santuari. Oltre il Timia, uscendo da Porta Todi, la Madonna delle Grazie, iniziata nel 1583 su progetto del Martelli, conserva dipinti attribuiti al Fantino e una maestà venerata sull'altare maggiore. Più in alto, tra boschi di castagni e querce, la Madonna della Valle ha origini antiche ma fu interamente ricostruita nel 1934.
Gaglioli è un borgo fortificato ancora cinto di mura e difeso da un potente torrione, affacciato sulla valle dell'Attone. A Torre del Colle, già Torre San Lorenzo e antico feudo dei conti di Antignano, si entra attraverso un arco in arenaria a sesto acuto. Le acque dell'Attone erano ritenute preziose per il trattamento delle famose tele di Bevagna, tanto che l'avvocato Alessandro Aleandri vi dedicò un saggio nel Settecento. Castelbuono fu libero Comune nel Medioevo, e Limigiano, documentato fin dal 1058, guarda verso Collemancio e i resti dell'antica Urvinum Hortense.
Presso il bivio di Limigiano, l'edicola di Pian d'Arca ricorda la predica di San Francesco agli uccelli. Sulla via del ritorno verso la città, il convento dell'Annunziata, fondato dai monaci di Sassovivo, conserva una pala in terracotta invetriata attribuita a Santi Buglioni.
Poco lontano si trova l'Aiso, o Abisso, un laghetto circolare di risorgiva dalle acque fredde e profonde. È un fenomeno carsico simile alle Fonti del Clitunno ed è Sito di Interesse Comunitario. Sulle sue rive fu rinvenuta nel 1774 una statuetta votiva in bronzo di un guerriero umbro del V o IV secolo a.C., oggi perduta. La leggenda racconta che il contadino Chiarò vi sprofondò con la sua casa per aver trebbiato il grano il giorno di Sant'Anna, il 26 luglio.
Mercato delle Gaite
La grande festa di Bevagna è nata dalla Sagra della Porchetta avviata dalla Pro Loco nei primi anni Settanta. Nel 1983 si aggiunse un mercato medievale, e l'Associazione Mercato delle Gaite nacque formalmente il 26 aprile 1989. Il nome viene dal longobardo waita, la suddivisione del paese in zone. La festa rievoca la Bevagna tra il 1250 e il 1350 e si basa sullo statuto cittadino, redatto nel Cinquecento ma formato in buona parte da disposizioni del Trecento.
Negli ultimi dieci giorni di giugno la festa mette in gara le quattro gaite: San Giorgio, San Giovanni, Santa Maria e San Pietro. Si sfidano nei mestieri, nella cucina, nel mercato e nel tiro con l'arco. Giurie di esperti universitari giudicano le prime tre prove, e il tiro con l'arco, di solito in piazza Silvestri, chiude la festa prima dell'assegnazione del Palio.
I mestieri sono il vero spettacolo. Studiando i testi antichi, le gaite hanno ricostruito macchine come il torcitoio a trazione umana e la pila idraulica a magli multipli, e hanno recuperato mestieri che vanno dalla fusione delle campane al conio delle monete e al vetro soffiato, fino alla tintura, alla carta bambagina e alla lavorazione di seta e canapa. La Gaita San Giovanni ricostruisce la cartiera della carta bambagina, e il Circuito culturale dei mestieri medievali riunisce quattro ricostruzioni permanenti in cui i mestieri sono mostrati dalla materia prima al prodotto finito.
Terra di Sagrantino e olio
Bevagna è terra di Sagrantino. Parti delimitate del suo territorio rientrano nella zona del Montefalco Sagrantino DOCG, prodotto con uve Sagrantino al 100 per cento in due tipologie, il Secco e il dolce Passito.
Aree delimitate appartengono anche al distinto Montefalco DOC, con le sue tipologie Bianco, Grechetto, Rosso e Rosso Riserva.
Per l'olio, Bevagna rientra nell'Umbria DOP con menzione geografica Colli Martani: è la dicitura da cercare in etichetta per un olio certificato di queste colline.









