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Lungo l’Alta Via nelle Dolomiti

Una giornata sull’Alta Via 1, dal Lagazuoi al Nuvolau: il ritmo di un cammino di rifugio in rifugio, una guerra scritta nella roccia, il cibo in quota e le regole di casa che ogni rifugio rispetta.

Guglie aguzze delle Dolomiti sopra una valle al crepuscolo, luci calde accese in un borgo di legno molto più in basso.

4 min di lettura

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Alle prime luci, a fine giugno, la terrazza del Rifugio Lagazuoi ha il colore del tè leggero. Il rifugio sta a 2.752 metri, appena sotto la cima del Piccolo Lagazuoi, ed è uno dei posti più belli delle Dolomiti per vedere sorgere il sole: una tazza di caffè in mano, nessuno che parla molto, la cima del Pelmo, a sud, che si accende come un fiammifero. Quasi tutti i rifugi hanno un’ora di silenzio al mattino presto, e chi ci torna ogni anno la rispetta.

La terrazza del Rifugio Lagazuoi alle prime luci sopra le Dolomiti
Le prime luci dalla terrazza del Lagazuoi, prima della tappa.

L’Alta Via 1, la classica traversata d’alta quota delle Dolomiti, corre per circa 120 chilometri dal Lago di Braies, a nord, fino a Belluno, a sud. Quasi tutti la percorrono in una decina di giorni, dormendo ogni notte in un rifugio diverso. Questa è una delle sue tappe più belle: dal Lagazuoi giù al Passo Falzarego, poi verso la forcella sotto il Monte Averau e su fino al Rifugio Nuvolau, a 2.575 metri, con una deviazione alle Cinque Torri se le gambe lo consentono. Sulla carta è breve, una decina di chilometri a seconda del percorso, ma si cedono più di seicento metri di quota prima di riguadagnarne una parte.

Lago di BraiesBelluno
L’Alta Via 1 va dal Lago di Braies a Belluno.Dati della mappa: openpolis, CC BY 4.0

La prima ora è quella che quasi tutti sbagliano. La discesa verso il Passo Falzarego è ripida e sconnessa, un ghiaione che la pioggia ammorbidisce e il sole indurisce di nuovo entro mezzogiorno, ed è molto più clemente nel fresco del mattino. A piedi ci sono due modi per farla. Il sentiero all’aperto scende a zigzag sotto la funivia. L’altro passa dentro la montagna. Durante la Prima guerra mondiale, truppe austro-ungariche e italiane si combatterono qui a distanza ravvicinata e scavarono gallerie nella roccia per minare le posizioni nemiche; oggi una galleria restaurata scende all’interno del Lagazuoi verso il passo. Portate frontale e casco, e andate piano.

Si mangia perché si è camminato, si dorme perché si è mangiato, ci si sveglia perché la prima luce è sulla roccia.

Oltre il passo, il sentiero sale verso la forcella dell’Averau, e da lì una breve deviazione scende alle Cinque Torri, un gruppo di torri calcaree piantate in un prato di genziane e astri alpini. Gli arrampicatori di Cortina si allenano su queste pareti da generazioni, e le postazioni dell’artiglieria italiana che fronteggiavano le linee austriache sul Lagazuoi sono state restaurate lungo un percorso ad anello. Il Rifugio Scoiattoli, sulla spalla sopra le torri, è il posto giusto per una colazione tardiva o un pranzo anticipato. Ordinate un orzotto con lo speck e portatelo su una panca di larice al sole.

Il tratto che risale alla forcella e prosegue verso il Nuvolau è quello in cui la giornata chiede attenzione. Il terreno si fa più ripido, il sentiero diventa roccioso e in qualche punto si usano le mani. Niente di tecnico per un escursionista allenato in una giornata asciutta, ma l’ultimo avvicinamento alla cupola sommitale è aereo, e la ferrata che vedrete sull’Averau è tutta un’altra faccenda. Portatevi l’acqua dal mattino. Lungo la strada ce n’è poca.

Il Rifugio Nuvolau sta sulla sua cupola di roccia a 2.575 metri e viene spesso definito il rifugio più antico delle Dolomiti. Fu inaugurato nell’agosto del 1883 grazie a un colonnello sassone, Richard von Meerheimb, convinto di dovere all’aria d’Ampezzo la guarigione dei suoi polmoni, e in valle lo chiamarono Sachsendankhütte, il rifugio del ringraziamento del sassone. Distrutto durante la Prima guerra mondiale, riaprì ampliato nel 1930. Dalla sua terrazza, in un solo lento giro su voi stessi, vedete le Tofane, il Pelmo, la Civetta, la Marmolada e l’Antelao. L’ultima salita richiede trentacinque o quaranta minuti. La fate con il vento su una guancia e l’odore di legna del rifugio che si fa più forte.

Il Rifugio Nuvolau sulla sua cupola di roccia sopra le Cinque Torri
Il Nuvolau, aperto dal 1883, è spesso definito il rifugio più antico delle Dolomiti.

Ogni rifugio ha le sue regole di casa, e sono più o meno le stesse ovunque. Scarponi tolti all’ingresso e riposti nel locale apposito, ciabatte ai piedi. Calze bagnate sopra il tubo della stufa, giacca sull’attaccapanni, non sulla sedia. Cena a orario fisso, di solito verso le sette, e si mangia quello che la cucina ha preparato: una minestra d’orzo o di verdure, canederli in brodo, strudel con la panna e poi, se lo chiedete, una grappa. Poi a dormire. Se la vostra finestra guarda a est, incornicia l’Antelao nel momento in cui l’ultimo sole lo lascia.

Una giornata sull’Alta Via non è una giornata di vetta, né di riposo, né nessuna delle categorie che un calendario normale conosce. Si mangia perché si è camminato, si dorme perché si è mangiato, ci si sveglia perché la prima luce è sulla roccia. A cena chiedete del meteo per l’indomani, e partite presto.

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