Fumo e farina di mais nelle valli friulane
Una piccola porzione di carne affumicata, arrotondata e rivestita di farina di mais.
La pitina ha una forma riconoscibile: una piccola semisfera, dorata o bruna all’esterno e dal rosso al bordeaux intenso al taglio. La carne magra proviene da ovini, caprini o da una delle specie di selvaggina ammesse; pancetta o spallotto di suino apportano la componente più grassa. Il fumo fa parte del suo aroma sapido e complesso.
Il disciplinare racconta una tradizione valligiana nata per conservare la carne, preziosa soprattutto per l’inverno. La carne tritata veniva raccolta in piccole forme, passata nella farina di mais e asciugata al fumo del focolare. La farina rimane un tratto essenziale: la pitina non ha budello.

