Il cardinale Ippolito II d’Este, che per due volte mancò il soglio pontificio, si consolò dal 1560 con questa villa sul pendio e con un giardino che trasformava l’acqua del fiume di Tivoli in teatro.
Pirro Ligorio la concepì come una sequenza di terrazze: il lungo Viale delle Cento Fontane, la Fontana dell’Ovato, la Rometta con la sua Roma in miniatura e la Fontana dell’Organo, che suona solo grazie alla pressione dell’acqua, come per gli ospiti del Cinquecento. Ci sono cinquantuno fontane e ninfei, centinaia di zampilli e cascate, e nessuna pompa: tutto scorre per gravità. All’interno le sale della villa sono affrescate con miti e storie degli Este. L’UNESCO l’ha iscritta nel 2001 e il giardino ha influenzato per due secoli l’arte dei giardini europea.





