Nel novembre 1826 l’Aniene straripò e distrusse gran parte di Tivoli, spazzando via gli edifici lungo il vecchio letto del fiume. Gli ingegneri di papa Gregorio XVI risposero scavando due gallerie nel Monte Catillo per deviare completamente le acque, completando la deviazione entro il 1835, e lasciando che la gola abbandonata diventasse un parco.
Il fiume deviato scende oggi per circa 120 metri nella Grande Cascata, una delle cascate artificiali più alte d’Europa, in un burrone attraversato da sentieri ottocenteschi. Le passerelle scendono a tornanti oltre le grotte di Nettuno e delle Sirene fino al fondovalle, per poi risalire verso l’Acropoli, dove il tempio rotondo di Vesta e quello rettangolare della Sibilla, entrambi di epoca repubblicana, dominano la gola che gli artisti del Grand Tour venivano a ritrarre. Il FAI ha riaperto l’intero parco al pubblico nel 2005 dopo un importante intervento di recupero paesaggistico.





