L’aratro di un contadino colpì nel 1934 la statua antica più strana sopravvissuta in Italia: un monumento funerario piceno dedicato a un re di nome Nevio Pompuledio, scolpito intorno al VI secolo a.C.
in calcare, raffigurato con le braccia incrociate sull’armatura e coronato da un enorme cappello a disco che non trova confronti nella scultura antica italiana. Noto come Guerriero di Capestrano dal nome della necropoli dove fu ritrovato, la statua è il fulcro della collezione di questo museo come emblema dell’Abruzzo preromano, ospitato dal 1959 a Villa Frigerj, un edificio neoclassico di circa il 1830. Le sale oltre il Guerriero attraversano dalla preistoria al tardo Impero romano, includendo la Collezione Pansa e una raccolta numismatica di circa quindicimila monete, e il museo accoglie oggi un flusso modesto ma costante di visitatori l’anno in una regione assai meno turistica di Roma o Napoli a ovest e a sud.





