Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore guerriero e mecenate di Rimini, intorno al 1450 incaricò Leon Battista Alberti di rivestire l’antica chiesa gotica di San Francesco con un involucro rinascimentale ispirato all’Arco d’Augusto della stessa città.
Il risultato, il Tempio Malatestiano, restò incompiuto (la parte alta della facciata mostra ancora il mattone a vista), ma custodisce due tesori che meritano la deviazione: un crocifisso ligneo dipinto dal Giotto intorno al 1312 e un affresco di Piero della Francesca in cui Sigismondo, rigido e impenitente, si inginocchia davanti al suo santo protettore. Sigismondo costruì il tempio tanto per la sua amante e poi moglie Isotta degli Atti, le cui iniziali si intrecciano alle sue nelle cappelle laterali in marmo, quanto per Dio, e papa Pio II non glielo perdonò mai.





