Il sale si lavora in queste lagune poco profonde tra Trapani e Marsala fin dall’epoca fenicia, quando i mercanti che fondarono la città portuale di Mozia, sull’isola al centro della laguna, ne avevano bisogno per conservare pesce e pelli da imbarcare.
Le saline ancora attive oggi, soprattutto quelle di Ettore e Infersa, usano lo stesso metodo di sempre: l’acqua di mare viene incanalata in vasche via via meno profonde finché non restano che i cristalli, un tempo macinati dai mulini a vento e oggi perlopiù da pompe. Alghe microscopiche tingono di rosa e arancio le ultime vasche man mano che l’acqua si concentra, soprattutto con le acque basse di fine estate, mentre i vecchi mulini a vela restano in piedi sopra le piramidi di sale bianco. Una riserva naturale protegge le quattro isole della laguna e la sua flora alofila, tra cui una calendula selvatica che non cresce in nessun altro luogo al mondo. Piccole imbarcazioni raggiungono Mozia in pochi minuti, con orari pensati per chi vuole arrivarci con la luce della sera.
Fonti e citazioni (3)
- Regione SicilianaRiserva Naturale Isole dello Stagnone di MarsalaIdentità, comune e descrizione della riservaLeggi la fonte
- Regione SicilianaArticolazione per sistemi e componentiInfrastrutture delle saline e condizioni ambientaliLeggi la fonte
- Regione SicilianaApprovazione nuovo regolamento della Riserva naturale orientata Isole dello Stagnone di MarsalaArticolo 7, salicoltura e colture tradizionaliLeggi la fonte




