Una scogliera sulla sponda orientale del Lago Maggiore custodisce questo piccolo eremo, fondato intorno al 1170 quando un mercante di nome Alberto Besozzi, sopravvissuto a un naufragio durante una tempesta grazie, secondo la leggenda, all’intercessione di Santa Caterina d’Alessandria, decise di ritirarsi a vita eremitica sulla roccia dove era approdato.
Lo tennero in seguito i domenicani, poi per tre secoli i francescani di Milano, poi i carmelitani, poi i monaci benedettini fino al 2018; dal 2019 se ne prende cura una fraternità francescana. Il capitolo più curioso della sua storia risale ai primi del Settecento, quando alcuni massi staccatisi dalla rupe sovrastante finirono incastrati nella volta di una cappella invece di sfondarla, restando lì sospesi per quasi due secoli fino alla rimozione definitiva nel 1910. Affreschi dal Trecento al Seicento rivestono ancora le tre chiese collegate, e oggi l’eremo si raggiunge in tre modi: una lunga scalinata pubblica, un ascensore scavato nella roccia, oppure i battelli di linea che attraccano al molo di Leggiuno più in basso.





