Giacomo Leopardi era un giovane malaticcio e per lo più costretto in casa nella provinciale Recanati quando salì su questa collina dietro una siepe che gli impediva la vista dell’orizzonte, e proprio in quella vista bloccata trovò il soggetto de L’Infinito, probabilmente la poesia più mandata a memoria della lingua italiana.
La siepe (vera, ripiantata e mantenuta più o meno dove la tradizione colloca l’originale) inquadra ancora la stessa vista limitata, colline e cielo e poco altro, che è proprio il punto: la poesia immagina ciò che sta oltre quanto l’occhio può vedere. L’adiacente Orto dell’Infinito, il giardino murato a cui Leopardi accedeva direttamente da casa sua, richiede un biglietto separato dal FAI, che lo gestisce.





