I marchesi di Saluzzo trasformarono questa fortezza duecentesca in una residenza e, intorno al 1420, commissionarono il ciclo di affreschi della Sala Baronale che rende Castello della Manta una delle testimonianze più alte della pittura tardogotica a nord delle Alpi.
Un anonimo Maestro di Castello della Manta dipinse i Nove Prodi, tre eroi pagani, tre ebrei, tre cristiani, affiancati da nove eroine femminili, tutti vestiti secondo la moda sontuosa della corte borgognona anziché in costume antico, ispirandosi a un poema del marchese Tommaso III di Saluzzo intitolato Le Chevalier Errant. Una scena della fontana della giovinezza riempie la parete opposta, con bagnanti che si spogliano della vecchiaia per corpi nuovi. Intorno al 1560 un successivo conte della Manta aggiunse la Sala delle Grottesche. Il FAI, il Fondo Ambiente Italiano, gestisce il castello e il suo giardino dal 1986.





