Alcuni operai in un cantiere edile scoprirono questo paesaggio rituale sei metri sotto il livello stradale nel 1969, e da allora gli archeologi hanno tracciato un uso continuo dal V millennio a.C.
fino al medioevo, una delle sequenze di uso sacro più lunghe di tutte le Alpi. Stele antropomorfe scolpite, solchi di aratura rituale neolitica, sepolture dolmeniche e a cista, e file di pali cerimoniali lignei documentano seimila anni di credenze mutevoli sullo stesso appezzamento di diecimila metri quadrati. Un museo progettato dall’architetto Vittorio Valletti, con una navata centrale di 46,5 metri priva di colonne interne, ha aperto sopra il sito nel 2016 e oggi si chiama MegaMuseo. L’edificio permette ai visitatori di camminare direttamente sopra lo scavo, guardando attraverso pavimenti di vetro le stele ancora nella posizione in cui furono piantate.





