Il re Carlo VII di Borbone commissionò il Teatro di San Carlo per sostituire il vecchio Teatro San Bartolomeo di Napoli, e fu inaugurato il 4 novembre 1737, giorno del suo onomastico, decenni prima della Scala di Milano o della Fenice di Venezia, il che lo rende il teatro d’opera più antico al mondo ancora in uso continuativo.
Gli architetti Giovanni Antonio Medrano e Angelo Carasale gli diedero la platea a ferro di cavallo che sarebbe diventata il modello per i teatri d’opera di tutta Europa; quando un incendio devastò la sala nel 1816, l’architetto Antonio Niccolini la ricostruì nel giro di un solo anno, mantenendo la stessa pianta a ferro di cavallo e la disposizione del proscenio. Il teatro poteva originariamente ospitare 3.285 spettatori, ridotti in seguito a 1.386 per comfort e visibilità moderni, e i suoi palchi dorati e il palco reale, collegato direttamente all’attiguo Palazzo Reale, comunicano ancora chiaramente per chi fosse stato costruito questo teatro. La stagione lirica va da fine novembre a luglio, quella di balletto da dicembre a inizio giugno.
Un teatro reale dentro Napoli
Il Teatro di San Carlo fu voluto da Carlo III di Borbone, progettato da Giovanni Antonio Medrano e Angelo Carasale e inaugurato il 4 novembre 1737. Lo spettacolo d’apertura fu Achille in Sciro, su libretto di Pietro Metastasio e musica di Domenico Sarro. La data coincideva con l’onomastico del sovrano e fece dell’inaugurazione un gesto di corte e di città, non soltanto una prima musicale.1
Il nuovo teatro sorse accanto al Palazzo Reale, al posto del precedente Teatro San Bartolomeo. La sala aveva un’ampia platea, cinque ordini di palchi, loggione e palcoscenico, organizzata nella forma a ferro di cavallo che divenne un riferimento decisivo per il teatro all’italiana.1
Il San Carlo fu istituzione reale, luogo d’opera e danza e modello duraturo di architettura teatrale.1
Il primo impianto e il teatro all’italiana
La pianta originaria a ferro di cavallo è centrale nella storia architettonica dell’edificio. Organizzava visuale, acustica e gerarchia sociale nella relazione tra platea, palchi, loggione, boccascena e palco reale. Divenne un modello per i teatri successivi in Italia e in Europa.1
Il Palco Reale fa parte del linguaggio cerimoniale del teatro. La sua evidenza testimonia l’origine di corte dell’edificio, mentre il resto della sala mostra che rappresentazione del sovrano e spazio per un pubblico più ampio furono progettati insieme. È un’architettura del pubblico oltre che degli interpreti.1
La storia del 1737 collega inoltre il San Carlo al primo repertorio e alle istituzioni musicali napoletane. Nel suo mondo settecentesco troviamo compositori come Leonardo Leo, Niccolò Porpora, Domenico Sarro, Niccolò Jommelli, Giovanni Paisiello e Leonardo Vinci.1
Incendio, ricostruzione e continuità
Nel 1816 un incendio distrusse tutta la sala. La ricostruzione di Antonio Niccolini mantenne l’impianto a ferro di cavallo e la configurazione del boccascena, ma trasformò in modo sostanziale l’interno. La sala che vedete oggi conserva la forma teatrale del 1737 attraverso una decisiva ricostruzione ottocentesca, ma non è tessuto intatto di allora.1
Niccolini diede anche alla facciata l’attuale carattere neoclassico. All’interno, la ricostruzione alzò il soffitto per migliorare l’acustica. Il dipinto sul soffitto, di Antonio, Giovanni e Giuseppe Cammarano, è Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo e il sipario è un Parnaso simbolico con ottanta poeti e musicisti.1
Questi elementi fanno parte del programma visivo del teatro ricostruito, non di un’unica sala borbonica rimasta immutata. L’accesso ai singoli spazi può cambiare con prove, spettacoli e lavori di conservazione: controllate prima di andare.1
Opera, danza e istituzione in trasformazione
La storia del San Carlo comprende la danza oltre all’opera. La Scuola di Ballo del teatro fu fondata nel 1812 durante il regno di Gioacchino Murat: l’inizio di una tradizione di formazione nell’orbita del teatro.1
La gestione ottocentesca di Domenico Barbaja è un’altra svolta importante, legata a grandi stagioni dirette da Rossini e Donizetti. Le generazioni successive hanno portato nella storia del San Carlo compositori, cantanti, direttori, coreografi e registi: una rete culturale in evoluzione, non un elenco di nomi celebri.1
Il teatro e il Centro storico di Napoli
Il Teatro di San Carlo è compreso nel bene UNESCO Centro storico di Napoli, iscritto nel 1995 secondo i criteri (ii) e (iv). Non è un bene UNESCO iscritto separatamente.2
Anche il contesto urbano conta. Il San Carlo appartiene a un centro storico la cui rilevanza deriva da stratificazioni, monumenti e relazioni urbane, non da un solo teatro. Sorge accanto al Palazzo Reale e vicino a Piazza del Plebiscito, ma i vicini hanno una propria identità e proprie condizioni di visita.2,1
Fonti e citazioni (2)
- Fondazione Teatro di San CarloBilancio Sociale 2022Capitolo sulla storia del teatroLeggi la fonte
- UNESCO World Heritage CentreHistoric Centre of NaplesIntestazione e criteri del beneLeggi la fonte











