Le monache benedettine che ricostruirono questa chiesa a partire dal 1503, completandola quindici anni dopo, vollero due ambienti in uno: un’aula pubblica per il quartiere e, dietro un muro divisorio pieno, un coro privato dove le suore di clausura potevano ascoltare la messa senza essere viste.
Entrambe le aule ricevettero lo stesso trattamento, affreschi dal pavimento al soffitto, in gran parte opera di Bernardino Luini, allievo prediletto di Leonardo da Vinci, che dipinse la vita di san Maurizio proprio sul muro divisorio; il figlio Aurelio e altri familiari riempirono poi le cappelle laterali. Il risultato è così denso di colore e narrazione che i milanesi la chiamano la loro Cappella Sistina. Cercate anche la torre quadrata accanto alla chiesa, costruita secoli prima come parte dell’ippodromo perduto della Milano romana, prima di diventare il campanile. La chiesa condivide il cortile con il Museo Archeologico, ricavato negli edifici superstiti del convento.











