Nell’agosto del 1972 uno snorkelista, al largo di Riace Marina, notò quello che sembrava un braccio sepolto nella sabbia: apparteneva a uno dei due guerrieri greci in bronzo a grandezza naturale, fusi intorno al V secolo a.C.
e rimasti nel mare per oltre duemila anni. Le due statue passarono anni nei laboratori di restauro a Firenze prima che il museo archeologico di Reggio Calabria costruisse loro una sala tutta propria: i visitatori attraversano prima un’anticamera climatizzata, così la sala espositiva mantiene temperatura e umidità stabili. Il museo intorno a loro conserva una delle collezioni più ricche d’Italia sulla Magna Grecia, dai vasi dipinti alle terrecotte architettoniche, ma sono i Bronzi di Riace, visti da soli dopo l’attesa, il motivo per cui la maggior parte delle persone viene qui.





