Venezia costruì questo passaggio chiuso in pietra d’Istria intorno al 1600 per risolvere un problema di sovraffollamento: i pozzi di Palazzo Ducale non riuscivano più a contenere tutti coloro che attendevano il processo, così l’architetto Antonio Contin (nipote di Antonio da Ponte, costruttore del Rialto) progettò un ponte coperto che collegasse le sale degli interrogatori a una nuova prigione al di là del Rio di Palazzo.
All’interno corrono due corridoi separati, divisi da un muro perché i prigionieri che camminavano in direzioni opposte non potessero mai incontrarsi, illuminati solo da piccole finestre con grate di pietra. Il suo malinconico nome inglese è un’invenzione ottocentesca, resa popolare da Lord Byron, che immaginò i condannati sospirare all’ultimo sguardo sulla laguna attraverso la grata; i veneziani dell’epoca non lo chiamavano affatto così. Si può ammirarlo da Ponte della Paglia o da una gondola sul canale sottostante, oppure attraversarlo all’interno con un biglietto per Palazzo Ducale.











