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Museo del Vino di Torgiano

Un museo privato del vino in un palazzo del Seicento, con vasi etruschi e incisioni di Picasso.

  • Torgiano
  • Museo
Dove
Torgiano
Da non perdere
Museo della cultura del vino
Tempo
1 h 30 min
Biglietti
Da 5 €
Verificato a settembre 2026

Il Museo del Vino di Torgiano, il MUVIT, fu fondato nel 1974 dal viticoltore Giorgio Lungarotti e dalla moglie Maria Grazia nel seicentesco Palazzo Graziani-Baglioni. È un museo privato, tra i migliori d’Italia dedicati al vino, che racconta il vino come cultura più che come prodotto.

In una ventina di sale si vedono vasi greci, etruschi e romani, ceramiche dal Medioevo all’età moderna che mostrano il vino come cibo, medicina e mito, strumenti e torchi, e una vasta raccolta di incisioni che va da Mantegna a Picasso e Guttuso. Il biglietto comprende un bicchiere di vino Lungarotti per gli adulti, servito all’Osteria del Museo o nell’enoteca della cantina, e a due passi c’è il museo dell’olivo e dell’olio, il MOO.

Il Museo del Vino in breve

Il MUVIT, Museo del Vino di Torgiano, è un museo dedicato a un solo tema, e quel tema va ben oltre la bottiglia. Ideato e realizzato da Giorgio e Maria Grazia Lungarotti, fu inaugurato il 23 aprile 1974, la notte in cui Torgiano accende tradizionalmente i fuochi di San Giorgio tra le vigne. Oggi lo gestisce la Fondazione Lungarotti.1,2,3

Il percorso si snoda in venti sale con oltre 3.000 oggetti: reperti archeologici, attrezzi per la coltivazione e la vinificazione, contenitori vinari in ceramica dal Medioevo a oggi, incisioni e disegni, libri rari, oreficeria e tessuti. Il vino è il filo che tiene insieme ogni cosa: più che una visita in cantina, è un museo d'arte e di vita quotidiana letto attraverso la vite.2

L'anima delle raccolte è Maria Grazia Marchetti Lungarotti, storica dell'arte e archivista. Il museo creato nei primi anni Settanta è cresciuto in un piccolo polo museale, con il museo dell'olivo e dell'olio e, nel 1987, una fondazione dedicata al patrimonio agricolo italiano.3

Un palazzo costruito per il raccolto

Anche la sede racconta una storia. Il MUVIT occupa la pars agricola, l'ala di servizio agricolo, di Palazzo Graziani-Baglioni, una sobria casa agricolo-gentilizia su tre piani in Corso Vittorio Emanuele II. L'edificio risale alla fine del Seicento, ingloba costruzioni più antiche e conserva all'ingresso una lapide in terracotta con l'anno 1694, forse a ricordo della fine dei lavori.4

Nacque come residenza estiva dei Graziani, famiglia perugina, e prese il doppio nome nel 1774, quando Anna, ultima discendente dei Graziani, sposò il conte Pietro Baglioni. Il palazzo aveva due portoni: quello principale saliva per lo scalone agli appartamenti della famiglia, quello secondario apriva sugli uffici della tenuta, sulle attrezzature per la lavorazione e sui magazzini. Si entra nel museo proprio da quella porta di servizio, e il percorso occupa piano terra, seminterrato e mezzanino, restaurati nel rispetto di strutture e materiali originari.4,2

Al piano superiore, il piano nobile residenziale è un mondo a parte, con una galleria affrescata nella seconda metà del Settecento da Paolo Brizi con i quattro continenti, una biblioteca e sale arredate d'epoca. Appartiene al palazzo, non al percorso del museo.4,2

Dalla vigna al torchio

Le sale della viticoltura si aprono sul vecchio paesaggio agrario umbro: l'habitat sparso e la vite maritata all'albero, nella versione alberata, ad alberi sparsi, o piantata, a filari. Era un paesaggio plasmato dalla mezzadria, e attrezzi, immagini e grafici mostrano che i modi di coltivazione rimasero quasi immutati fino agli anni Sessanta.5

All'ingresso del museo le "bocche di canale" in pietra ricordano la pigiatura romana, mentre nella sala I una lastra del I secolo d.C. mostra due pigiatori che pestano l'uva mano nella mano, roteando al ritmo di un flauto. Il monumentale torchio a trave detto di Catone evoca le grandi cantine signorili e monastiche che lavoravano l'uva di un intero territorio; accanto stanno due torchi verticali del tipo detto di Plinio. Entrambe le tipologie erano ancora in uso oltre la metà del Novecento.5

Le stesse sale spiegano come il mosto fermentasse nelle botti e a marzo venisse travasato in botti pulite, mentre i depositi, pressati di nuovo, davano il mezzo vino o vinello; la ricostruzione di un distillatore conventuale mostra quanto fosse diffusa la distillazione. Le sale V e VII-X sono dedicate ai mestieri nati intorno al vino: bottai, fabbri, cestai, cordai, ricamatrici e cocciari.5,6

Il vino nel mondo antico

La sala I immerge subito nel Mediterraneo degli scambi, a partire da un grande grafico a parete con un carico di anfore visto in sezione. Il percorso antico parte dalle Cicladi con due grandi brocche in argilla arancio del Gruppo di Amorgos, del III millennio a.C., prosegue con versatoi ittiti e siro-ittiti lucidati e arriva ai vasi e alle coppe da vino greci, etruschi e romani dal VI secolo a.C. al IV d.C.7

Al centro della sala del simposio c'è una kylix della metà del VI secolo a.C. di uno dei Piccoli Maestri, con la scritta "Phrinos mi fece, sii allegro". Meritano attenzione anche il corredo vinario etrusco in bronzo, i vetri romani e un askòs bronzeo che racconta la vita delle ville partenopee alla vigilia della grande eruzione del Vesuvio.7

Ceramica, vetro e ferro

La ceramica è la raccolta principale del museo e va ben oltre l'Umbria, fino a coprire la produzione italiana dal Medioevo a oggi. Tra i pezzi di maggior rilievo c'è l'istoriato a lustro Infantia de Bacho di Mastro Giorgio Andreoli da Gubbio, firmato e datato 1528 e tratto da un'incisione di Marcantonio Raimondi su idea di Raffaello. Il suo lustro rubino spiega perché persino i migliori vasai urbinati mandassero a Gubbio le opere più importanti da lustrare. Da non perdere anche il piatto in cui Giacomo Mancini, detto "El Frate", si ritrasse in preghiera davanti a una botte.8

La sala XIII racconta il vino come medicina, affiancando testi da Ippocrate, Dioscoride e Galeno fino a Mattioli a versatoi, bottiglie e albarelli della spezieria. Il vetro va da una caraffa francese "bevi se puoi" del Cinquecento a una coppa di Josef Hoffmann, protagonista della Secessione viennese, fino a un calice disegnato da Jean Cocteau nel 1963 e a una bottiglia Venini degli anni Settanta. Il ferro battuto è rappresentato dai ferri da cialde dal XIII al XVII secolo, alcuni nuziali con i due stemmi di famiglia.8

Simboli, incisioni e libri

La sala della simbologia segue il passaggio del mito dionisiaco nell'immaginario cristiano: il vino diventa il sangue di Cristo, la torchiatura un simbolo della Passione e il grande grappolo portato dalla terra di Canaan una figura del Redentore.9

Incisioni e disegni superano i 600 fogli, dal XV al XX secolo. La rassegna si apre con il Baccanale con tino di Andrea Mantegna e comprende Marcantonio Raimondi, Annibale Carracci, Hendrick Goltzius, Piranesi, Giovanni Fattori, Renato Guttuso e Pablo Picasso.10

La sala XIX raccoglie trattati, letteratura, testi sacri, proverbi e almanacchi. Tra i pezzi più belli, una cinquecentina del Simposio di Platone nell'edizione collazionata da Marsilio Ficino, un Virgilio del Cinquecento illustrato da xilografie, le Metamorfosi di Ovidio e la Vulgata Sistina illustrata stampata dai Giunti a Venezia nel 1611, in dialogo con i Carmina Burana e le poesie di François Villon.11

Il MOO, il museo gemello

La stessa Fondazione gestisce il MOO, Museo dell'Olivo e dell'Olio, un museo distinto nel borgo. Si trova in un nucleo di case medievali dentro le mura castellane, in parte negli ambienti di un antico frantoio, e le sue undici sale seguono l'olivicoltura e l'estrazione dell'olio dai mortai in pietra del V millennio a.C. fino ai moderni impianti a ciclo continuo.12

Fonti e citazioni (13)
  1. Lungarotti50 anni del Museo del Vino MUVITAnniversary article: 'Inaugurato il 23 aprile del 1974 da Giorgio e Maria Grazia Lungarotti'; 23 April as the night of the San Giorgio bonfires among the vinesLeggi la fonte
  2. Musei Lungarotti TorgianoMUVIT Museo del VinoOpening paragraph: conceived by Giorgio and Maria Grazia Lungarotti, opened 1974, managed by Fondazione Lungarotti OnlusLeggi la fonte
  3. Musei Lungarotti TorgianoLa Fondazione LungarottiFoundation page, profile of Maria Grazia Marchetti Lungarotti, paragraph 2Leggi la fonte
  4. Comune di TorgianoPalazzo Graziani-Baglioni - Sale EspositiveComune page, paragraphs 3-4: summer residence of the Graziani, 1774 marriage, late-17th-century structure, 1694 terracotta plaqueLeggi la fonte
  5. Musei Lungarotti TorgianoViticolturaViticoltura page, paragraph 1Leggi la fonte
  6. Musei Lungarotti TorgianoArtigianatoOnly Artigianato body paragraphLeggi la fonte
  7. Musei Lungarotti TorgianoIl vino nel mondo anticoIl vino nel mondo antico page, paragraphs 1-2Leggi la fonte
  8. Musei Lungarotti TorgianoVite, vino e arti del fuocoVite, vino e arti del fuoco page: ceramics as 'raccolta primaria'; El Frate plate; 'Tra le opere esposte' paragraph on AndreoliLeggi la fonte
  9. Musei Lungarotti TorgianoSimbologiaSimbologia page, paragraph 1Leggi la fonte
  10. Musei Lungarotti TorgianoIncisioni e disegniIncisioni e disegni page, paragraph 1Leggi la fonte
  11. Musei Lungarotti TorgianoEditoriaEditoria page, paragraphs 1-2Leggi la fonte
  12. Musei Lungarotti TorgianoMOO Museo dell'Olivo e dell'OlioMOO page, paragraphs 1-2Leggi la fonte
  13. Musei Lungarotti TorgianoContattiMUVIT Museo del Vino contact block: Corso V. Emanuele 31, Torgiano (PG)Leggi la fonte

Cinque opere da non perdere

Se non vedete altro, vedete queste.

  1. La kylix del Pittore di PhrynosAttributed to the Phrynos Painter, 6th century BC

    Una coppa greca da vino che mostra come il vino fosse già arte nel mondo antico.Nelle sale delle ceramiche

  2. Le maioliche di Mastro GiorgioMastro Giorgio Andreoli

    Ceramica rinascimentale decorata legata a Gubbio, a ricordo del vino come cibo, medicina e mito.Nelle sale delle ceramiche

  3. Il busto di BaccoAttributed to Girolamo della Robbia

    Un Bacco scolpito che lega il museo al dio classico del vino.Nella collezione

  4. Le incisioni da Mantegna a PicassoMantegna, Carracci, Guttuso, Picasso

    Il vino come soggetto dell’arte grafica, nel corso di più secoli.Nelle sale delle stampe

  5. I grandi torchiTraditional Umbrian craftsmen

    Grandi torchi e attrezzature per la distillazione che mostrano il lavoro dietro una bottiglia.Nel seminterrato

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Tutto quello che serve prima di partire.

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Da 5 €
Prenotazione
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Tempo necessario
1 h 30 min
Momento migliore
Tarda mattinata nei giorni feriali, poi pranzo all’osteria del museo
Come arrivare
Nel piccolo centro storico di Torgiano, in Umbria, a sud di Perugia. Il borgo si raggiunge più facilmente in auto da Perugia o da Assisi, con parcheggio in paese.
Accessibilità
Quattordici sale al piano terra del MUVIT sono accessibili in sedia a rotelle; il vicino MOO ha un ascensore che serve l’intero percorso.

5 € per il MUVIT; il biglietto combinato con il museo dell’olivo e dell’olio MOO costa 7 €. Gratuito sotto i 6 anni. Comprende una degustazione per gli adulti e un’audioguida su smartphone. Nel fine settimana la prenotazione è obbligatoria. Aggiornato a settembre 2026. I prezzi cambiano: controllate il sito ufficiale prima di andare.

Prenotate in anticipo se venite nel fine settimana e usate il bicchiere di degustazione a pranzo all’osteria del museo. Il MOO accanto richiede poco tempo e si abbina naturalmente.

Prima di prenotare

Quanto tempo serve per visitare il Museo del Vino di Torgiano?

Circa un’ora e mezza per le circa venti sale. Aggiungete tempo per il calice di vino Lungarotti compreso nel biglietto per adulti.

Serve prenotare il Museo del Vino di Torgiano?

Prenotare in anticipo è consigliato, soprattutto se volete la degustazione inclusa nel biglietto. Informatevi sulle modalità prima di partire.

Vale la pena visitare il Museo del Vino di Torgiano?

Sì. È uno dei più bei musei del vino d’Italia, dedicato al vino come cultura e non come prodotto, e il museo dell’olio, il MOO, è poco distante.

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