Una grotta naturale nel carso triestino, scoperta solo negli anni Settanta a poche centinaia di metri dalla risorgiva del Timavo vicino a Duino, servì un tempo i devoti di Mitra, un culto diffuso nel mondo romano dalla fine del I secolo fino all’affermazione del cristianesimo.
L’ampio ingresso, illuminato naturalmente, rendeva la grotta un santuario evidente: due panche in pietra affiancano ancora un altare in blocchi di calcare squadrati, e una lastra scolpita con Mitra che uccide il toro sacro, l’immagine centrale del culto, segna lo spazio come luogo di rito e non di semplice riparo. Gli scavi hanno restituito circa quattrocento monete insieme a lucerne e piccoli vasi, offerte quotidiane lasciate dai fedeli nel corso delle generazioni. Il sito resta uno dei santuari mitraici più rari d’Italia, catalogato tramite il Catasto Grotte del Friuli-Venezia Giulia più che gestito come un museo convenzionale.





