Napoleone fondò l’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1807, installandone la galleria nell’ex Scuola Grande, chiesa e convento di Santa Maria della Carità, e riempì la collezione iniziale in gran parte con dipinti confiscati da chiese e monasteri soppressi in tutta la caduta Repubblica di Venezia.
Il risultato è quasi una rassegna completa di cinque secoli di pittura veneziana sotto un unico tetto: le serene madonne di Giovanni Bellini, la piccola e ancora inspiegata Tempesta di Giorgione, che tiene gli studiosi in dubbio sul suo significato da cinquecento anni, e l’enorme Convito in casa di Levi di Paolo Veronese, dipinto in origine come un’Ultima Cena e ribattezzato solo dopo che l’Inquisizione contestò il suo tripudio di nani, ubriachi e cani. I cicli narrativi di Vittore Carpaccio completano la collezione, dipinti pannello dopo pannello come un fumetto che si dispiega. La stessa accademia d’arte si è trasferita in una sede separata nel 2004, lasciando al museo l’intero complesso storico.











