Due processioni musive percorrono l’intera navata, vergini da un lato e martiri dall’altro, in cammino verso Cristo e la Madonna da quando Teodorico il Grande fece costruire questa chiesa accanto al suo palazzo, agli inizi del VI secolo, dedicandola intorno al 504.
I restauratori bizantini la ridedicarono nel 561 dopo la riconquista di Giustiniano, cancellando dal mosaico del palazzo i cortigiani del re ostrogoto e lasciando solo le loro mani staccate, ancora aggrappate alle colonne con le tende. Nell’856 le reliquie di Sant’Apollinare arrivarono da Classe e diedero alla basilica il nome attuale. Ventisei martiri sfilano dietro San Martino sulla parete destra, ventidue vergini dietro i Magi su quella sinistra, e il fondo dorato del mosaico ha conservato il colore per quasi 1.500 anni.





