Nel 1163 un monaco di nome Pantaleone iniziò a comporre, insieme a un gruppo di confratelli della vicina abbazia di San Nicola di Casole, un mosaico che ricopre l’intero pavimento della cattedrale di Otranto, completato due anni dopo: un Albero della Vita che affonda le radici in due elefanti, con rami che portano Adamo ed Eva, re Artù, Alessandro Magno e i mesi dell’anno, un’intera visione medievale del mondo scolpita in pietra.
La navata poggia su una cripta popolata da più di settanta colonne, recuperate da edifici romani e medievali precedenti. Nella navata destra, teche di vetro custodiscono i teschi degli ottocento abitanti decapitati dagli ottomani sulla collina di Otranto nel 1480 per aver rifiutato di rinnegare la fede; la chiesa li ha canonizzati martiri nel 2013. Alzate lo sguardo anche al soffitto ligneo, dipinto in nero, bianco e oro quando un arcivescovo lo fece realizzare nel 1698, che corre ancora per tutta la lunghezza della navata.
Fonti e citazioni (3)
- Catalogo Generale dei Beni CulturaliChiesa Cattedrale di OtrantoScheda della cattedraleLeggi la fonte
- Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e TarantoAuthorization for completion of archaeometric analyses on the Cathedral pavement mosaicDescrizione dell'autorizzazioneLeggi la fonte
- Comune di OtrantoUn incontro presso il Museo Castromediano di Lecce dedicato al mosaico nella contemporaneitàContesto municipale di tutelaLeggi la fonte



